Sogni

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Quando dormo molti sogni esco per strada con gli occhi aperti, ancora con la traccia e la certezza dei sogni.
E mi meraviglio del mio automatismo del quale gli altri non si rendono conto.
Perchè passo per la vita di ogni giorno senza lasciare la mano della nutrice astrale, e i miei passi per strada sono concordi e consoni a oscuri disegni dell’immaginazione di dormire.
E per la strada cammino sicuro; non vacillo; rispondo bene; esisto.
Ma quando c’è un intervallo e non devo vigilare il corso della mia marcia, per evitare i veicoli o non disturbare i pedoni, quando non devo parlare con qualcuno nè entrare in un portone vicino, mi abbandono di nuovo nelle acque del sogno come una barca di carta piegata agli angoli; e di nuovo ritorno all’illusione languida che mi aveva cullato la coscienza vaga del mattino che nasceva fra il cigolio dei barrocci carichi di legumi.
Ed è allora, nel mezzo alla vita, che esistono grandi schermi per il sogno.
Scendo una strada irreale della Baixa e la realtà delle vite che non esistono mi avvolge teneramente la fronte con un panno bianco di reminescenze false.
Navigo nel disconoscimento di me stesso.
Dove non sono mai stato, là ho sempre vinto.
Ed è una brezza nuova questa sonnolenza con la quale posso camminare, piegato in avanti nella marcia sull’impossibile.
Ognuno ha il suo alcool.
Io ho alcool abbastanza nell’esistere.
Ubriaco di sentirmi, mi aggiro e cammino con sicurezza.
Se è l’ora, rientro in ufficio come qualsiasi altro impiegato.
Se non è l’ora d’ufficio, vado al fiume a guardare il fiume, come una persona qualsiasi.
Sono uguale.
E al riparo di questo fatto, cielo mio, mi faccio costellazione di nascosto e ho il mio infinito.

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Daniela Battarra

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