Terzo – Tu dormi

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Mi attardo sempre in questo piccolissimo spazio disseminato delle tue cose.
Mi attardo ad osservare la quantità enorme di oggetti che quotidianamente ti appartengono.
Segni ovunque del tuo passaggio, o che aspettano il momento in cui, frettolosamente o minuziosamente, sarai di passaggio.
Mi attardo a guardarmi allo specchio.
Quel sorriso cucito in faccia, quegli angoli che tu dici essere sempre all’insù, quella felicità incondizionata, nonostante il calo di zuccheri, l’ora tarda, il sonno che scappa via ogni volta che sono con te.
Si è sempre appagati dopo il sesso…
quella stanchezza sazia, il senso di pace dopo le vertigini, e quella fame di abbandono…
oppure sei tu…? Si.
Sei tu.
Perché è diverso.
E’ magia, la sensazione tattile di non voler essere in nessun altro luogo, con nessun’altra donna.
Qui lo posso fare.
Abbandonarmi.
Mi attardo sempre, e questi pensieri si attardano in rapida successione, fra un attimo assorto e io che mi lavo le mani.
Ci sono gesti molto poco romantici dopo aver fatto l’amore.
Gettare i preservativi, lavarsi quell’odoraccio di lattice, che non sa propriamente di latte.
Strano…
ancora non mi hai chiesto un bicchiere d’acqua… Spengo la luce del bagno.
Non resto al buio, la luce della cucina resta sempre accesa.
Un ultimo pensiero a tutti i tuoi oggetti, i trucchi, le spazzole, l’inseparabile piastra, e alla tenerissima insistenza di avere il mio spazzolino, il mio dentifricio preferito… Entro in camera da letto.
Il silenzio s’intervalla regolare al tuo respiro.
Rannicchiata fra i tanti cuscini già dormi… il sonno è arrivato prima della sete.
Quando si dorme si ridiventa bambini.
Sei tu.
Il viso assorto, un po’ imbronciato, come se fossi tutta concentrata, e che nessuno mi disturbi!!! M’infilo sotto le lenzuola e sotto i tuoi capelli.
Ogni volta che dormo qui il sonno si attarda, anche lui.
Tu ci resti male, pensi che non ci stia bene, che non mi piaccia restare da te la notte.
E invece sono emozionato.
E l’emozione mi rende insonne.
Sveglio, guardo il miracolo di coincidenze addormentato.
Ti accarezzo i capelli, mi faccio vicinissimo a te.
Troppo.
Senti che qualcuno ti disturba, t’imbronci ancora di più, mugugni infastidita, e il mio sorriso stampato diventa un panorama.
Ti riempio di baci.
Quelli non te li ricordi mai, e dici sempre che non è vero che lo faccio.
E invece ogni volta, ogni notte, e quando ti mangi i denti ti bacio finché non la smetti.
Sono un uomo inquieto, da sempre combattuto, in guerra, e mai in pace.
Ma questo è un momento in cui posso sentirla.
M’intrufolo nella tua pace, mentre dormi.
In questo momento sono solo felice, così felice da non voler dormire.
E allora ti stringo, ti accarezzo, le braccia, i fianchi, le gambe.
E prima che il sonno mi abbatta cerco di stabilire un legame permanente con le tue mani, un intreccio che il resto della notte non sappia sciogliere.
E scivolando nell’incoscienza, il tuo odore.

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Emilio Miranda

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