Vinicio

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Ho passato tutto il pomeriggio ad ascoltare Vinicio Capossela.
Mi è venuto in mente che sopra Cusercoli corre una stradina, per lo più ghiaiata, lunga una decina di chilometri.
Questa stradina muore davanti ad una chiesa sconsacrata e dimenticata in cima ad un monte spoglio e roccioso.
Poco distante dalla vecchia sacrestia c’è un vecchissimo e piccolissimo cimitero.
Il Camposanto è circondato da un quadrato di mura spesse e alte ed è chiuso da un cancello di ferro battuto arrugginito che sarà per i cardini, sarà per l’erbaccia, non si apre più.
Dentro saranno custodite una trentina di tombe, ognuna con la propria lapide, oramai illeggibile e tutta coperta da muschio, erba, fiori e animali striscianti.
Sarà un secolo che nessun vivo entra più in quel luogo.
Sembra quasi che quel luogo non voglia vivi tra le scatole.
È proprietà del mondo dei morti.
È un fazzoletto di terra che ha scelto la sua vita, una vita fatta di corpi seppelliti, imputriditi e trasformati in cenere nutritizia per tutte quelle erbacce.
È un luogo intollerante.
Come molti condomini non vogliono extracomunitari, quel cimitero non vuole vivi al suo interno.
La cosa interessante è che la ruggine si è mangiata l’unica croce presente nel cimitero che, anticamente, era posta sulla sommità del cancello.

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IlViaggiatore75

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