Decimo Secondo – A voci sveglie

0
()

Rintocchi.
Inutilmente ad occhi chiusi sento il respiro regolarizzarsi ad arte.
Rintocchi di orologio.
Il pendolo del fare tardi rincorre i secondi.
Lenti.
Insonni.
Come in una trance, il buio mi sollecita ad evaporare i pensieri direttamente dalla testa.
Come acqua sul fuoco.
A spegnere un incendio.
Ma senza luce.
Rintocchi, ed immagini, sonore.
E’ tardi.
Anche stanotte senza dormire.
Mi rigiro.
Ho sul comodino tutti i monili per attrarre il sonno, senza fortuna.
Sento tutti i rumori, tutti i respiri, ogni scricchiolio.
Passi dal piano di sopra, e quasi si allarga un sorriso… altri insonni.
Una sedia disegna sul pavimento il suo passaggio, disegno sonoro, che vibra fra me ed un altro sveglio.
Una tosse non mia.
Acqua che scorre.
Luce che si accende.
Io immobile nel letto ad ascoltare un film muto su chiaroscuro.
Tutto reale, come nel migliore dei sogni.
Poi d’un tratto, assordante, il silenzio: ho perso i miei compagni.
Di nuovo solo, con la rabbia di sentire un respiro addormentato poco lontano.
Le luci filtrano, s’impossessano di pezzi di buio, dilatano le pupille, che ora guardano, e sanno che anche il buio è effimero.
Solo questione di tempo.
E ciò che era tratteggiato a nero prende i toni del grigio.
Questione di tempo.
E anche la luce gode di miglior fortuna.
Si prende ovunque spazi che non l’appartengono.
Il sonno tace.
L’unico interrogato che è assente.
Ingiustificata scena muta.
Anche muovermi genera rumori.
Mai le lenzuola hanno avuto tanta voce come in una notte sveglia.
Sveglia e non richiesta.
Il letto parlante, con i cigolii trasmette l’irritazione dei movimenti, sottolinea la serenità lasciata fuori dal pigiama.
Sono stanco di riaccendere la luce del comodino, di riprendere quel fumetto, o di azzardare pagine di libro.
Cazzo, sono stanco.
E sveglio.
Ho le orecchie amplificate su ogni parola del buio.
Non traduco la lingua, conosco le cadenze, ma mi sfugge il contenuto.
Un buio di voci senza direzioni, intorno, che parlano di me, e della mia veglia.
Sembrano premurose ed infastidite, incitano e brontolano.
Che stessi occupando un territorio? Devono uscire, ma non possono.
Ho ancora occhi aperti, cancelli chiusi per questi spiriti parlanti.
Uno sbuffo stizzito, e il lenzuolo ora soffre di solitudine: rannicchiato ai piedi del letto, lontano dal cuscino… non possono più parlarsi.
A piedi nudi m’intrufolo nel buio parlante.
Passi veloci, perché lo spazio lo permette, braccia incrociate, perché la pazienza sgocciola.
Le voci mi prendono in giro.
Sono strani esseri, si impossessano degli oggetti, li ridipingono, gli danno movimenti per la coda degli occhi, ma appena li fissi ritornano fermi in posa, magicamente al loro posto, come se non si fossero mai mossi.
Furbi.
Ancora scalzo.
Pure il tempo si prende gioco di me.
Rallenta frettolosamente per farsi beffe.
Lo sento sghignazzare nei cigolii incastonati nel nulla.
Ritorno a letto.
Risposo lenzuola e cuscino, ma m’inserisco a rovinare la luna di miele.
Faccia sprofondata, lenzuola aggrappate agli occhi.
Brusii di sollievo… almeno non cammino più tra loro… che dovevano anche rendersi invisibili.
Brusii ovattati.
La passeggiata sembra non essere stata inutile.
Anche perché quel buio, regno temporale degli spiriti voce, suona gli ultimi rintocchi.
Si insinua la luce tra le brevi fessure che non rendono ermetica la stanza.
Alba.
Sonno.
Anche stanotte sono sfuggito al buio, rifugiandomi nelle sue voci.

Leggi anche  Romagna on the road

 

Ti è piaciuta questa pubblicazione?

Clicca per valutare

Valutazione media

Vuoi essere il primo a valutare questa pubblicazione?

Se ti è piaciuta questa pubblicazione...

Ci dispiace che questa pubblicazione non ti sia piaciuta

Cosa non ti è piaciuto di questa pubblicazione?


Emilio Miranda

Nessuna descrizione.

Lascia un commento