OMAGGIO AD UN GALANTUOMO

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Forse mai come questa volta l’espressione ” “sottovoce ” è adatta per scrivere di un uomo come Azeglio Ciampi, poichè in questa repubblica di sbraitanti mi sembra l’unico, assieme a Giovanni Paolo II, a dare la misura di sè senza mai salire sopra le righe.
Ed oggi, giorno in cui è scomparso per sempre quell’altro galantuomo di Alessandro Galante Garrone, non resta molto da sventolare come vessillo per coloro che non amano le note alte, i proclami, la politica fatta solo di apparenze e di inviti a corte ; oggi non restano che Ciampi e Bobbio come ultime bandiere di quel galantuomismo che prese l’avvio con Ferruccio Parri nel 1946 e proseguì con De Nicola, Einaudi e La Malfa e Spadolini,e pochi altri, tutti uomini per i quali la parola ” Stato ” non rappresentava solamente il participio passato del verbo essere.
Classe 1920, anni 83, un sopravvissuto dirà qualcuno, un muro portante mi permetto di aggiungere, per quei valori di antifascismo e di democrazia che contraddistinsero l’Italia Repubblicana per molti anni.
In un periodo nel quale si tende a confondere e i vinti con i vincitori, e coloro che abbracciarono la causa sbagliata della repubblica di Salò con coloro che invece scelsero la Resistenza , e qualcuno in alto lascia passare l’idea che il fascismo fu una dittatura all’acqua di rose, ebbene il presidente Ciampi sta compiendo un’opera da persona onesta rendendo costantemente omaggio a quei valori per i quali i 7 fratelli Cervi sono caduti.
Ciampi come Pertini, Ciampi più di Pertini, perchè a differenza del vecchio socialista Sandro, Ciampi non ha militato in alcun partito politico se non in quel movimento di opinione conosciuto come Giustizia e Libertà al quale l’Italia Repubblicana deve i Gobetti ed i Fratelli Rosselli assieme ad altri nomi illustri.
e quindi egli può fare una professione di fede assolutamente svincolata da ogni legame che non sia esclusivamente libertario.
E’ forse l’ultimo baluardo di un’ Italia che sta scomparendo sommersa da politici poco cristallini, presidenti del consiglio non troppo specchiati o quanto meno chiacchierati, maggioranze che cercano di strapparsi i consensi a colpi di teatro ed opposizioni che per riannodare le fila son costrette a fare girotondi attorno al proprio ombelico.
In mezzo a questo bailamme di ” ominicchi e quaquaraquà ” come direbbe Sciascia, Ciampi cammina a testa alta, commemora la Rersistenza, parla dei caduti di Cefalonia, celebra tutti coloro che per primi si opposero al nazifascismo, visita le scuole ed invita a studiare profondamente le ragioni per le quali un pugno di uomini si sollevò per dare dignità ad una nazione che l’aveva perduta dopo l’ 8 settembre 1943.
Forse alcuni lo biasimeranno per aver dichiarato che il Crocefisso fa parte della nostra storia e deve essere mantenuto nelle scuole, forse altri ne parleranno male per essersi prodigato oltre misura per la costituzione dell’ Europa e dell’ Euro, però a me questa sera è parso dignitoso e bello spendere due parole per un galantuomo , razza del quale si può trovare ormai traccia solo in un libro caduto in disuso come il ” Cuore ” di De amicis, con buona pace dei rivoluzionari professionisti.

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Redazione LOP

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