Ladro di trampoli

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(a Italo, nonno e maestro) Sei tu che hai devastato il mio silenzio, le mani ora mute a celare giovani ferite e balsami dell’oblio, la maschera distesa nell’ultima resa fra i cocci delle tue speranze.
Sei tu che hai devastato il mio silenzio, il respiro fuggito in una pace azzurra non una rinuncia, ma un’attesa cullata da fremiti di foglie stormenti inquiete al vento.
Sei tu che hai devastato il mio silenzio, scolpendo sul pelo dell’acqua arabeschi di rondini e scialli infreddoliti calpestii origliati e brividi di solitudine.
Sei tu che hai devastato il mio silenzio, le dita robuste di carezze le braccia morbide prigioni delle mie rivolte e quella maledetta nebbia che ti proibiva il cielo.
Nell’ombra dei ricordi evaporate lacrime ora sono sulle mie guance di pietra.
So dove posare il capo conosco il nostro sapore di fango ma sul legno dei trampoli vorrei, un ultima volta, arrampicarmi con te.

 

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