La registrazione

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La registrazione Pietro incontrò un amico di suo figlio che aveva visto crescere.
Questi gli raccontò che adesso faceva il cantautore.
Cantava per talune radio private e raggranellava qualche soldo.
“Tramite questo mestiere, ho scoperto la possibilità di comunicare con l’aldilà.
Non si sa bene se con i defunti, con angeli o con altre forme di vita.
Io personalmente mi sono imbattuto in questo fenomeno e devo dire che all’inizio ho avuto paura.” “Ma va’, finiscila.
Non ci crederò mai.” “E’ vero! Durante la registrazione dei miei pezzi, ho avuto delle interferenze che, sia per il contenuto dei messaggi, sia per il modo in cui avveniva la registrazione delle voci, credo proprio non si trattasse di una allucinazione.” “Ma che interferenze! Non raccontare panzane!” “Vorrei farle ascoltare qualche voce da me registrata per farle appurare il fenomeno.
Sono in buona fede, non scherzo.
Se vuole provare, deve usare un registratore, anche portatile, e registrare.
Le consiglio di non farlo troppo a lungo, ma per circa dieci minuti a microfono aperto.
Poi, provi ad ascoltare con attenzione, senza suggestionarsi troppo.
Ci vuole buon udito.
I messaggi potranno essere molto deboli, ma ricordi di mantenere il giusto distacco emotivo in quanto non si sa chi parli, come faccia e perché.” “Io non lo farò mai.
Ragazzo mio, non ci credo.
Quando lo racconterò a mio figlio, si farà le più matte risate.” “Parlerò con lui e gli dirò che le entità hanno dimostrato di poter cambiare quanto detto da chi registra.
E’ incredibile, ma è vero! Quindi potrebbe sentire la sua voce dire cose che non ha detto.
Inoltre sembra che si servano proprio di rumori e voci già esistenti nell’aria e le possano modificare a loro piacimento.
Alcune comunicazioni potranno essere anche in lingue straniere.” “Ah ah ah ah.
Sì, magari in lingua aramaica.
Ah ah ah ah.” Si erano salutati e Pietro aveva continuato a ostentare il suo scetticismo.
Un mattino, mentre si trovava in ufficio, sentì l’impulso di telefonare alla moglie e, non appena ebbe sfiorato il telefono, vide con gli occhi della mente una scena allucinante: due automobili urtavano violentemente e su di una vi erano il figlio e la moglie.
Il telefono squillò e sentendo la voce della consorte disse all’istante: “Avete avuto un incidente, vero? Come state?” “ E tu come lo sai?” “Lo so.” Si precipitò sul luogo dell’incidente, ma per fortuna si rese conto che non era nulla di grave.
Solo lievissimi graffi per gli occupanti delle vetture e molti danni per le medesime.
In seguito pensò alla telepatia e alla trasmissione del pensiero.
Certo la moglie doveva avergli trasmesso quelle immagini, poiché le aveva viste nitide come se guardasse la televisione! Era stata una percezione extrasensoriale di ciò che sua moglie aveva sentito e pensato.
I cavi telefonici dovevano essere serviti da canali conduttori.
Mah! pensava Pietro: chi ci capisce è bravo! Comunque cominciò a ricordare le esperienze dell’amico del figlio sulla registrazione di voci.
Così una mattina non si recò al lavoro e attese d’essere solo in casa.
Si sedette accanto al registratore stereo e lo accese.
Calcolò che doveva registrare per dieci minuti.
Ma registrare cosa? Non poteva parlare o cantare da solo come un pazzo per tutto quel tempo! Pensò di prendere la ‘Divina Commedia’ e di leggerla ad alta voce.
Prima di leggere, cominciò dicendo: “Io non credo di poter registrare delle voci dall’aldilà poiché le anime dei defunti sono con il buon Dio e non interferiscono con il nostro mondo.” Tacque per qualche secondo, poi iniziò a leggere il capolavoro di Dante.
Ogni tanto guardava l’orologio e andava avanti a leggere.
Si sentiva un fine dicitore, ma si sentiva pure molto scemo.
Trascorsero i dieci minuti e spense la registrazione.
Ora si trattava di riascoltare il tutto.
Ma che idea bislacca! Ma che scemata! Riaccese e si mise in ascolto.
Udì la propria voce che diceva: “Io credo di poter registrare delle voci dall’aldilà poiché le anime dei defunti son con il buon Dio che tutto può.” Balzò in piedi e spense di nuovo.
Doveva avere sentito male, ma nel frattempo i battiti del cuore avevano accelerato il ritmo.
Tornò indietro con la registrazione e riascoltò.
La sua voce diceva ciò che non aveva detto la prima volta.
Pietro aveva lo stomaco scombussolato e provava tremore e affanno, ma andò avanti ad ascoltare e udì se stesso declamare i versi celebri della ‘Commedia’.
Ad un certo punto, udì dei sibili leggeri incisi sul nastro e delle interruzioni.
Poi mentre la sua voce declamava, si sentivano di nuovo i sibili e dei fischi e, in contemporanea, si udiva un’altra voce che sussurrava e diceva qualcosa di incomprensibile.
Aveva ormai i brividi e i sudori freddi.
Non sapeva se andare avanti ad ascoltare o lasciar perdere tutto.
Ma sarebbe stato peggio restare con il dubbio.
Cercò di calmarsi e di sforzare l’udito per meglio capire.
Gli sembrò di riconoscere la voce della madre che bisbigliava: “Perdonaaaaa…..perdonaaaaa……perdonaaaaa……..perdonaaaaa………” No! Non poteva essere! Era tutta una suggestione e aveva sentito male.
Oppure aveva creduto di sentire ciò che in realtà era solo un fischio o un sibilo.
Pietro aveva addosso una paura incredibile! Si guardava attorno credendo di poter essere circondato da forze occulte.
Che scemo che sono stato! Peggio per me che ho voluto fare questi esperimenti! pensava.
Spense tutto e si alzò.
Cominciò a passeggiare per la stanza, cercando di calmarsi.
Poi riaccese l’apparecchio, tornò indietro nella registrazione e riascoltò.
Questa volta non udì più nulla.
Tutto era come lui aveva detto la prima volta e non vi era più nessun fischio o sibilo.
Nessuna voce bisbigliante e niente di niente.

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Gabriella Cuscinà

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