L’Uomo Nuovo.

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Se ancora oggi c’è chi predica la necessità della concettualizzazione dell’Uomo Nuovo, figlio di progressivi processi di trasmutazione, non si può e non si deve oltraggiare “il ridivenire mutevole della forza vitale” mortificandolo nell’asservirlo alle tradizionali strutture d’organizzazione del pensiero e dell’azione, alla dialettica speculativa dell’ordinario e attuale sistema di circolazione dell’informazione.
Per concepire l’Uomo Nuovo, figlio del nuovo millennio, non si può far ritorno alle logiche del passato.
Se l’Uomo Nuovo deve essere libero dagli errori e dalle paure del passato, non può non essere del tutto nuova l’impalcatura logico-sistematica su cui deve crescere e maturare il nuovo pensiero, il nuovo agire, il nuovo potere.
Alcune considerazioni: 1) In un sistema di globalizzazione del mercato e delle imprese è presente l’infido strumento della preparazione uniforme dei bisogni e dei desideri.
L’armonia naturale delle cose e degli impulsi istintivi è sacrificata all’altare “artificioso” del sentir comune, imposto dalle multinazionali; 2) Essendo il sistema occidentale un sistema sostanzialmente virtuale, basato sulla possibile progressione potenziale, ciò che appare e si trasmette come vero ha prevalenza sulla realtà, sulla pratica dei fatti e delle azioni.
E’ questa l’epoca del bluff e dell’azzardo; 3) Essendo lo sviluppo virtuale ed il relativo sistema nelle mani di pochi, viene ridimensionato il concetto di massa, ormai non più soggetto agente ma bensì soggetto passivamente esigente; 4) La struttura organizzativa del sistema non può non essere complementare a tali logiche, costituita dall’accentramento di un potere tendenzialmente senza limiti nelle mani di pochi; 5) Il lavoro sempre più selettivo e specializzato è portato a ridimensionare le tradizionali forze, dando luogo ad un’estensione delle “masse considerate inutili”, che dovranno ripiegare sempre più spesso verso forme d’occupazione prive di garanzia e sottopagate.

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Gerardo Sorrentino

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