Neri pensieri nel west

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Alba Mi faccio la barba a secco, guardando il mio volto in uno specchio rotto.
Io e il silenzio.
Io e l’orizzonte.
Io e il rumore del fiume.
Mi faccio la barba a secco…
Dio, perché mi hai abbandonato? Inutili speranze deluse che ho fuso con il piombo di una pallottola.
Qualcuno pagherà, sulla bilancia della vita, il mio credito affisso su un avviso wanted.
Qualcuno pagherà il doppio.
Tanti uomini alla macchia, e io “cerco lavoro.” Mi faccio la barba a secco con un coltello, è tempo di andare.
Click e gira il tamburo, click e gira la ruota della morte.
E’ scoccata l’ora dei fulmini e di un cavallo nero.
Vendetta per essere nato.
“Ascoltando il dottor Fiesmot” Scostati amico che sparo un boato, ti voglio bene, ma hanno chiamato.
Perplesso mi guardi, in sella mi avvio, stanotte ho perduto contatto con Dio.
Ecco che arriva, lo sento con me, é troppo tardi per tanti perché.
La puzza di zolfo, la coda appuntita, sussurra all’orecchio, la colt tra le dita.
Schiumando di rabbia, mi dice: “vendetta” e ora io so che cosa li aspetta.
Destino crudele scolpito nel marmo, mi impone di andare e io mi riarmo.
Nemico d’embargo, nessuno in ascolto, ma ora son qui a chiedere il conto.
E casa per casa, io sfondo la porta, tra urla e dolore la gente è già morta.
La notte d’inferno come promesso, perché pensavate che io fossi fesso.
E ora pagate, straccioni d’oriente, mangiate lo scritto che è meno di niente.
Così dicevate dietro uno schermo, celando le vostre risate di scherno, sputando su chi, con mano più tesa, cercava con voi sorrisi e un intesa.
Pregate sì Buddha, Manito, Confucio, ma niente vi salva, nessuno ha rifugio.
Perché così piangi stolto di un uomo? Silenzio mi davi, e io non perdono.
E satana amico mi ha preso per mano, nell’altra il winchester, fuggire è ormai vano.
La gente che grida, la canna che fuma, sui corpi ormai inerti, c’è il ringhio del puma.
“Cosa resta” Cosa rimane di ceneri fumanti e cadaveri con lo stomaco bucato? Cosa resta in un tamburo vuoto come il mio cuore? Cosa resta, se in sella vado via lasciando alle mie spalle fiamme che ardono su tetti di legno? Cosa resta nel fodero di un fucile se nemmeno un verme che striscia si muove sotto la mia ombra? Cosa resta se nessuna lampada a petrolio illumina le tenebre? Siamo sporchi piccolo che cerchi i tuoi cari tra le macerie, perché abbiamo sparato fango ai tuoi occhi.
Siamo sordi, perduti, ciechi come muli in una miniera di carbone.
Ecco perché la sorte mi ha affidato il cavallo nero con gli occhi rossi.
Ecco perché, bimbo che fugge, non ho saputo ascoltare la voce della ragione quando altri ridevano di me.
Ecco perché il diavolo in persona ha sussurrato parole al miele vicino alla fondina.
Prima che io vada nel buio, fuggi verso l’azzurro! Fuggi verso il sole prima che ridano di te! Fuggi, prima che un giorno tu possa ritrovarti a morire circondato da occhi sbarrati.
Fuggi prima che anche tu crescendo, possa dire cosa resta di una vendetta.
Stefano Jacurti- dalla raccolta Pensieri nel west- copyright

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