Amebeo di Camilla e Pecco

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Serbatoi fummo di colore e musica pieni.
(E ancor lo siamo ma nessuno lo spiegherà al nostro futuro.) Danzammo al chiaro di luna con le dite sporche di amore e margherite su una sinfonia, muta, che solo orecchie speciali potevano sentire.
(Era vento, solo vento a sussurrarmi: portami via.
Lo seguii e le margherite caddero, dove, dei tuoi baci, era impresso il solco.
Perse il suono, di colpo, l’udito.) Tu eri sacerdote del mistero più grande, Tu mia estasi.
(Svelato, non poteva durare il mistero, niente sarà più come quel quasi.) Sola, qui, oggi ripercorro strade segnate: orecchi sordi e dita pulite.
(Senza quelle tue dita sarei voluto morire, ma morire io non so.) Io: atea di te, tu: nuovi riti, Tu, mio dolore.
(In lei rivedo te, ora: ti fuggirò, ché io non tema di non vedere lei in te.) Camilla Lopez (Pecco)

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