Mille storie

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La prima storia la scrisse il Signore, o, per chi non crede, un surrogato, da lì iniziò un percorso di gioia e dolore che fino a questo punto ci ha portato.
La seconda storia la scrisse uno scimmione, che non voleva sentirsi solo un animale: si impegnò così tanto che diventò un embrione, con le radici dell’uomo, ma non ancora tale.
La terza storia la scrisse la donna, madre e moglie, oppure cortigiana, ci fu un tempo in cui la si chiamò madonna, un altro in cui fu considerata una puttana.
La quarta storia la scrissero i bambini e accidenti a chi disse che 4 porta sfiga: fossimo rimasti tutti in quei confini nessuno avrebbe osato metterci in riga.
La quinta storia la scrissero gli interessi, quelli che col tempo hanno sostituito l’etica: ricordo che quando quella storia io lessi mi venne l’orticaria, ma non passò per eretica.
La sesta storia provò a scriverla l’Io che ingaggiò una lotta accesa con la Massa: un confronto impari, una lotta tra uomo e dio ancora in corso e a colpi di grancassa.
La settima storia l’ha fatta il postmoderno con la realtà virtuale che ci strizza l’occhio, una storia figlia della relatività dell’inverno e madre di un’estate che scappa su un cocchio.
Ne restano novecentonovantatré, direte voi, o almeno si spera, visto l’andazzo, sta a NOI decidere se vogliamo davvero un NOI o se vogliamo silurarci col prossimo razzo.


pecco

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