Trent’anni

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Trent’anni e mi viene da pensare alla guerra e già che ci siamo a quella delle due Rose…
io, che proprio di rose avrei coperto la terra se m’avessi dato il tuo cuore, non le tue cose.
Trent’anni e un bimbo che cresce a vista d’occhio mentre un cassetto da tempo non s’apre più, “è maturo il frutto: vieni, te ne do uno spicchio”, “no, non vengo” e mi fai sentire come Barbablu.
Trent’anni ma gli enta non sono ancora gli anta, né le ante di quell’armadio di un’altra vita, non m’importa della ragione, né se sei una santa, così come capisco che puoi non essertela sentita.
Trent’anni: chissà che nasconde l’orizzonte e se il mare serve a scampare o ad affondare ma se spunterà davvero la luna dal monte può darsi torni verbo l’aggettivo amare.

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