La mia storia, quella vera però! – Parte 2

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Tanto tempo è passato da quei 15 anni, ma la memoria è vivida come se le cose stessero accadendo adesso.
Sarà perché sono un nostalgico, sarà perché sono un romantico.
O forse sarà perché sono depresso e nei periodi di merda mi rifugio in un passato che mi ha dato tanto in termini di emozioni, folgorazioni, sesso.
Il succo è che – qualunque ne sia il motivo – mi piace vivere in quel passato, quasi sempre in realtà.
Ogni volta che sono in macchina da solo, che penso, che vedo pioggia, che lotto, che urlo, che odio, che vorrei essere altrove.
Sono l’alter ego di me stesso, solo l’ombra di quel che ero.
E che ombra che si propaga da me! che personaggio ero! Avevo solo 15 anni.
Aspettavo il mio amico, Masi, così lo chiamavo, di sotto, davanti al cancello d’ingresso del cortile di casa dei miei, sul ciglio della strada.
Seduto.
“Heilà animale!” Era lui: “Si, si, sono qui, sono già qui che aspetto da almeno un cazzo di quarto d’ora, perché devi fare sempre così tardi?” “Beh non appena ti avrò dato la birra che mi sono fermato a prendere apprezzerai il mio ritardo!” Disse lui.
In effetti, non appena tirò fuori la birra dalla custodia della sua chitarra benedìì il suo ritardo.
Non eravamo alcolizzati o roba del genere, non ne avevamo ne la maturità ne la forza.
Solo ci piaceva andare al Festival un pò brilli: l’intorto avrebbe funzionato meglio.
Eravamo timidi, lui però riusciva a mascherarlo con la sua “tamarraggine”, io invece no.
Quindi il goccetto di birra ci stava molto bene, per evitare di passare la serata a sembrare l’imbranato secco sfigato amico del ciccione alto 2 metri che si comportava da rocker navigato.
Era immenso, un armadio.
Io uno scricciolo.
Ma dietro alla croce dei Guns, con appesi alle orecchie i miei orecchini ad anello dal diametro di 2 centimetri, mi sentivo un duro, un vero “tossico”; così si diceva a fine anni 80 tra noi rocchettari e metallari.
E così inforcai la sella della mia bici (mountain-bike da fighetto prontamente graffiata e riempita di adesivi per non sembrare un figlio di papà) e mi incamminai con Masi verso il Festival.
La strada sembrava tanta.
Ora abito a 20 metri da dove si teneva quel Festival e mi sembra che per andare a casa dei miei ci si metta un secondo.
E’ proprio vero: più sei piccolo e più il mondo intorno sembra fottutamente grande! Che razza di banalità…

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