La mia storia, quella vera però! – Parte 4

0
()

“Nel frattempo però vediamo di trovare un po’ di figa, sennò che siamo venuti a fare? a suonare certo ancora no!” “Già, ancora no” e diventò pensieroso.
“Tutto ok?” “A volte mi sembra che siamo talmente lontani ancora da quel palco e altre, quando siamo io e te e i nostri ferri, che sia vicino e possibile.” “Lascia andare, non crucciarti, ti ho detto che arriverà anche il nostro turno li sopra, e arriverà.
Ora andiamo verso il palco centrale, vediamo come è la situazione.” Quella sera sul palco centrale doveva suonare Ligabue, quello sconosciuto.
Allora Ligabue era poco più che un rocker già non più ragazzino che conoscevano in pochi e solo in Romagna, uno come potrebbe essere un cantante locale magari più famoso e bravo di altri.
Quella sera suonò una decina di brani di cui sette cover (Beatles, Rolling Stones, Dylan, ecc…) e soli tre suoi, tra cui “Non è tempo per noi” che di li a poco lo avrebbe fatto esplodere.
Ma quella sera era alla nostra portata.
Quella sera tutto era alla nostra portata.
Il concerto sarebbe iniziato più o meno un ora più tardi e quindi ci rimettemmo in moto per fare le “vasche”, girare, cioè, intorno all’area del Festival più e più volte.
Macinavamo chilometri, dei veri e propri podisti.
Oltretutto a quella età sentivamo meno il caldo, l’euforia era troppa per avere caldo, ed eravamo giovani: ce lo potevamo permettere.
Fluttuando per il Festival a un metro da terra con le nostre magliette metallare, i nostri orecchini, i suoi capelli lunghi e i miei braccialetti improbabili, i nostri sguardi erano circospetti e penetranti allo stesso tempo: dovevamo individuare le giuste prede da attaccare in quella serata senza farci vedere affamati come due lupi.
Poi ad un tratto vedemmo venire verso la nostra direzione tre ragazzine, una carina, una così così e un vero e proprio cesso (così dicevamo allora, non che noi fossimo meno degni di lei di questo epiteto!).
“Hey ciao!” disse Masi “vediamo che venite con noi prima di iniziare a pensarci?” “Che cazzo dici?” lo apostrofai subito “ti pare il modo di rimorchiare? ti va già bene se non ti mandano a fanculo invece di risponderti ciao!” “Buono animale, aspetta li, faccio sempre così e ti lamenti sempra, ancora non hai capito che funziona?” “Ma dai…
non vedi che nemmeno ti rispondono?” “Oh animale non rompere, non vedi tu che non hanno ancora sentito? Hey, voi!!! scommettiamo che venite con noi prima di iniziare a pensarci?” Ero sconvolto, non riuscivo ad abituarmi a questi suoi metodi pressoché cavernicoli.
“Ah si?“ rispose una di loro (quella di livello intermedio) sorridendo malizionsamente.
Ce l’aveva fatta ancora.
Sono sicuro che se avessi tentato io approcci del genere avrei dovuto considerarmi fortunato a non prendere degli schiaffi come risposta.
C’è da dire che io ero un cesso però (anche se mi sarei rifatto in adolescenza), e lui, pur se non bello, era affascinante…
per qualche oscuro motivo.

Leggi anche  IL GIORNO DE 'LOS REYES'

 

Ti è piaciuta questa pubblicazione?

Clicca per valutare

Valutazione media

Vuoi essere il primo a valutare questa pubblicazione?

Se ti è piaciuta questa pubblicazione...

Ci dispiace che questa pubblicazione non ti sia piaciuta

Cosa non ti è piaciuto di questa pubblicazione?


La Suerte

Nessuna descrizione.

Lascia un commento