La mia storia, quella vera però! – Parte 6

0
()

Che modo volgare, a pensarci oggi, di parlare di un germoglio di relazione: intorto.
In fondo quando si è ragazzini non si può capire, come faremo poi crescendo, quanta emozione questi incontri ci lascino per il resto della nostra vita, quante piccole sensazioni di tenerezza passata ci accompagneranno.
E allora ci lasciamo sfuggire piccole bugie, piccole parole, piccole carezze che nel tempo saranno un solco tra il modo di amare da adolescenti e il modo di amare da adulti.
Le ragazze si chiamavano Natasha, Daniela e Cristina.
Ad un certo punto della serata, Natasha e io ci scambiammo uno sguardo molto delicato, per un istante, una occhiata di intesa e molto dolce.
Pochi minuti dopo la presi per mano Natasha e la portai fuori dalla birreria, quasi trascinandola.
Mi voltai indietro mentre mi avvicinavo alla fine della tenda e la guardai: era bellissima, sorrideva intimidita e aveva lo sguardo di chi pregustava con ansia bambina ciò che stava per succedere.
Avevamo poco più di 15 anni, lei ed io.
Eravamo ancora così ingenui da vedere l’amore come una sensazione istantanea che porta due persone ad uno stato subliminale, ad una dimensione esterna al mondo, come una sensazione che poteva durare anche un solo secondo, purché esistesse.
E così fu.
Prendemmo la via che portava verso l’uscita della Festa, era un viottolo fatto di piccoli sassi e polvere, che ad un certo punto si insenava tra due file d’alberi, quasi ad esserne stritolato.
I cancelli d’ingresso erano naturalmente aperti e così decidemmo di andare sulla strada.
Allora quella strada era in una zona un po’ più periferica della città, non come oggi che è come stare in centro, il mio era un piccolo paese e da li non passava quasi mai nessuno se non per il Festival de l’Unità.
“Dove mi porti?” “Non preoccuparti, sono innocuo” le sorrisi rispondendole.
Non appena in strada ci mettemmo sul ciglio del marciapiede, sotto ad uno di quegli alberi secolari che sono ancora qui oggi, a ricordarmi di quel momento quando ci passo davanti.
Lei si appoggiò lievemente al tronco dell’albero, con la mia mano destra presi la sua mano sinistra, con l’altra le accarezzavo dolcemente il viso, il suo viso, delicato come niente che avessi sentito prima, la sua pelle era qualcosa di straordinariamente emozionante al mio tatto, le sussurai due sole parole “sei bellissima”, lei chinò leggermente il capo alla sua destra, avvicinai le mie labbra alle sue di quel tanto che bastava per far prendere a lei l’iniziativa finale.
Mi baciò, la baciai, ci baciammo.
Fu un momento mistico, a quell’età un bacio è sempre qualcosa di straordinario, una emozione talmente forte da restarti dentro per sempre anche se ne hai già dati dieci, venti, cento.
Si, c’era anche la musica, una musica lenta, intensa, d’amore.
No, non l’avevo in testa, non è una immagine poetica.
La musica c’era davvero, veniva da una tenda del Festival, era “You’re the inspiration” dei Chicago.
“You’re the meaning in my life, you’re the inspiration” cantava la voce dei Chicago.
L’albero sotto cui ci baciammo Natasha e io ora è proprio di fronte a dove abito ora, è ancora li e sa tutto.
“E’ stato bello” disse Natasha.
“Ci sono momenti che non passano mai, questo è uno di quelli” sentenziai.
Avevo sempre qualcosa di romantico o profondo, o profondamente romantico da dire in qualunque momento.
Le parole non mi sono certo mai mancate.
Lei mi abbracciò e strinse forte, la ricambiai e mi chiese di baciarla ancora.
Il bacio riprese e durò più del primo, la musica di fondo ora era “Sweet child o’mine” dei Guns n’Roses e questo rese il momento più concitato e anche un po’ più forte, le note trascinarono le nostre lingue e le nostre labbra per almeno un paio di minuti, ricordo che il bacio durò da quando il cantante cominciava a cantare fino all’inizio dell’assolo di Slash dopo il secondo ritornello.
Adoravo i GnR, erano i miei idoli, quindi sapevo esattamente cosa diceva Axl nel brano.
“Vorrei nascondermi tra i tuoi capelli e rimanere li con te più possibile” sussurrai al suo orecchio traendo liberamente spunto dal testo del brano.
Sorrise ancora.
Era totalmente nelle mie mani.
Le cose viste negli specchietti retrovisori sembrano più vicine di quanto non siano realmente.
“Sarà sempre estate, sarà sempre caldo, sarà sempre così forte tra noi”, le dissi.
A quel punto lei mi abbracciò un’ultima volta e mi diede un bacio sulla guancia.
Le presi di nuovo la mano e la riportai dentro al Festival.
Ci sedemmo di nuovo con gli altri, tra Masi e Daniela, ma, questa volta, con la mano nella mano.
Daniela, la sua migliore amica, e Masi ci guardarono, si guardarono e ci sorrisero.
Natasha arrossì.
E così trascorremmo un’altra oretta ad ascoltare le cazzate di Masi e a strinderci la mano e a ridere come bambini, tra un sorso di birra e un altro.
Ad un tratto notai uno strano atteggiamento nei miei confronti da parte di Daniela, sembrava che fosse stizzita da qualcosa.
Colsi un segno che mi fece pensare a qualcosa di strano e volli verificarla.
Tolsi la mano dalla mano di Natasha e guardai Daniela.
Mi guardò di nascosto, vide che le nostre mani non erano più una nell’altra, cercò i miei occhi e abbozzò un sorriso nascondendosi dagli altri.
“Possibile?” pensai “Possibile che sia davvero così? se è gelosa come penso, stasera Masi mi dovrà leccare i gomiti!” Ma come potevo fare? Natasha era li accanto a me, non potevo alzarmi e andare via con Daniela impunemente ammenochè non avessi trovato una scusa più che valida.
Guardai Daniela dritto negli occhi per capire se era davvero come pensavo, e lei, all’improvviso, fece quello che io non avevo il coraggio di fare: “Devo darti due raccomandazioni su Natasha, devo controllare che tu non voglia farla soffrire! vieni con me che ti dico due parole?” esclamò ad alta voce.
Natasha rideva; la birra, la tarda ora e i baci di prima avevano abbassato il suo livello di guardia.
“Che palle! non fare l’amica stronza ora!” questa frase unita ad un cenno di stizza con le mani, rese la cosa ancora più credibile.
Incredibile.
Daniela ed io non avevamo ancora scambiato una parola eppure avevamo un grado di complicità così alto da renderci al di sopra di ogni sospetto e capaci di ordire una trama così losca in pochi secondi, senza comunicarcela e senza studiarla.
Era la mia donna.
Natasha capirà.
E se non capirà? se ne farà una ragione.
Oppure mi va bene e non lo saprà mai e per qualche giorno potrò gordermi lei e anche Natasha.
Questa si che è vita!

Leggi anche  Traumi infantili.

 

Ti è piaciuta questa pubblicazione?

Clicca per valutare

Valutazione media

Vuoi essere il primo a valutare questa pubblicazione?

Se ti è piaciuta questa pubblicazione...

Ci dispiace che questa pubblicazione non ti sia piaciuta

Cosa non ti è piaciuto di questa pubblicazione?


La Suerte

Nessuna descrizione.

Lascia un commento