Come concubina orientale

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Come concubina orientale ho preso forma, fluida, enigmatica identità, ultimo paradossale respiro di femmina, per te, nella noncuranza di un opaco torpore come mangiare, come dormire.
Padrona del disordine e di segrete malinconie, modulando un profondo mormorio lascivo, ho spiato attraverso fessure, ho espiato in una terra di nessuno.
Ora ho un’anima fiacca e leggera, impastata a mia immagine e somiglianza, preziosa dunque, ché non tutte le concubine hanno un’anima.
Eppure riverbera, lucida e imperiosa, come luna scorpionica, toccata dalle dita gelide delle morte, mentre sorride al mondo per abolirlo dentro l’oscura notte di cui parlano i mistici.
Come concubina orientale, velata di inesorabile dolcezza, tintinno il mio ventre nella tua danza, per te, che non sai vedere i miei capezzoli rosa che stillano sangue.
Lo dico per l’indissoluto amore che ci tiene, tutto ci appare e niente ci appartiene.
Chi ha dimestichezza con l’orrore, questo lo sa bene.

 

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Redazione LOPcom
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