THANKSGIVING

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VE LO DO IO IL THANKSGIVING Oggi negli Stati Uniti è festa, è il Giorno del Ringraziamento.
La tradizione di questa celebrazione risale all’anno 1623, quando fu effettuato il raccolto.
I cosiddetti Padri Pellegrini, perseguitati in patria per le loro idee religiose integraliste, avevano abbandonato l’Inghilterra, per approdare nel Nuovo Mondo a bordo della nave Mayflower nel 1621.
Quando arrivarono l’inverno era ormai alle porte; si trovarono di fronte un territorio selvaggio e inospitale, fino ad allora abitato solo dai nativi (gli indiani).
I Pellegrini avevano portato dall’Inghilterra i semi dei prodotti che coltivavano in patria e li piantarono; ma vuoi per la natura del terreno, vuoi per il clima, la semina non produsse i frutti necessari, per cui quasi la metà di loro non sopravvisse al rigido inverno.
Questa situazione rischiava di riproporsi anche l’anno successivo, se non fossero intervenuti gli indiani che indicarono ai nuovi arrivati quali prodotti coltivare e quali animali allevare, nella fattispecie il granturco e i tacchini.
Dopo il duro lavoro degli inizi, i Pellegrini indissero un giorno di ringraziamento a Dio per l’abbondanza ricevuta e per celebrare il successo del primo raccolto.
I coloni invitarono alla festa anche gli indiani, ai quali dovevano davvero molto.
Nel menù di quel primo Ringraziamento ci furono pietanze che divennero tradizione per la festa, in particolare il tacchino e la zucca.
Nel 1676 venne redatta una proclamazione ufficiale del Thanksgiving per conto del governatore della contea di Charleston, in Massachusetts, decidendo di indire un giorno di ringraziamento per la buona sorte di cui godeva la comunità e per celebrare la vittoria contro gli “indigeni pagani”, cioè gli stessi nativi americani che avevano accolto e condiviso il territorio con i fondatori della colonia di Plymouth.
Negli anni e secoli successivi, la tradizione del Thanksgiving si estese a tutto il Paese.
Fin qui la storia ufficiale.
Io però ne conosco un’altra versione, tramandatami dai miei parenti americani; e che parenti! Trattasi della discendenza del mio trisavolo Eraldo Baldini (a cui devo il nome), un romagnolo che nel Seicento aveva deciso di trasferirsi in Inghilterra, dove aveva trasformato il proprio nome in Harold Baldwin, per aprire un chiosco di piadina.
Siccome la piadina non sfondò, perché anche allora gli inglesi non capivano un tubo di cucina e di gusto, si ritrovò pieno di debiti, quindi decise per la fuga insieme ai pellegrini del Mayflower, portando con sé la moglie inglese, Molly Hobes (dal cui nome, nel tempo, derivò l’aggettivo “obeso”, perché era assai pingue).
Quando nel Nuovo Mondo la colonia dei Pellegrini incontrò le difficoltà di cui si diceva sopra, Harold, avendo visto che nei boschi c’erano molti tacchini selvatici, costruì un recinto-trappola, agghindò Molly con delle penne e una notte la collocò nel recinto, pregandola di fare il verso del tacchino come richiamo onde catturare qualche volatile da mangiare.
Ma invece di un tacchino arrivò un indiano, Minchia Viva e Vibrante, che scambiando Molly per una sua simile irruppe nel recinto e praticò con lei un coito selvaggio della durata di molte ore, senza che Harold potesse intervenire perché Minchia Viva e Vibrante era molto grosso, eccitato e armato.
Il mattino, chiarito l’equivoco, per farsi perdonare l’indiano chiamò la sua tribù e fece portare tacchini, zucche e altre vivande da mangiare insieme ai Pellegrini.
Da allora la tradizione rimase.
Molly Hobes andò poi a vivere con gli indiani, il mio antenato Harold si risposò ed ebbe una numerosa famiglia, che nei secoli successivi allevò tacchini.
Ma erano tutti dei marcantoni di grande appetito, ed erano più i tacchini che mangiavano che quelli che vendevano La famiglia andò quindi sul lastrico, finché, nelle ultime generazioni, i miei cugini hanno cambiato mestiere e si sono messi tutti a fare gli attori (tra gli altri cito Stephen, Daniel, William, ma il più noto è Alec Baldwin).
Mi invitano sempre a pranzo per il Giorno del Ringraziamento, ma a me il tacchino non piace, quindi non ci vado mai.
A parte gli scherzi, auguri ai miei amici americani di Facebook, Bobby in primis!

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Redazione LOPcom

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