Ultimo tango

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Si al mundo vino y no toma vino, para che mierda vino E’ una sensazione strana, mai provata.
L’irresistibile voglia di sprofondare nell’ignoto.
E’ soprattutto quell’odore travolgente, una musica che sa di tango.
«Hai mai sentito dire che chi non beve vino ha qualcosa da nascondere?» «Bella questa» portò lentamente il bicchiere alle labbra «Allora gli astemi quanti scheletri hanno dentro l’armadio?» e bevve un lungo sorso inclinando la testa all’indietro.
Quella non era una sera come le altre, Luis non vedeva l’amico da un anno e, quando lo aveva incontrato per caso nel solito bar, non aveva creduto ai propri occhi.
Alejandro era lì in tutto il suo metro e novantadue di altezza per centodieci chili di muscoli e sembrava proprio che lo stesse aspettando come ai vecchi tempi.
Un bicchiere di buon Malbec di Mendoza in una mano e la Lucky Strike accesa nell’altra.
Era passato un anno esatto da quando aveva lasciato Buenos Aires e mille volte aveva ripensato alle serate passate con gli amici davanti a un bicchiere di rosso.
Il vino non mancava quasi mai al loro tavolo magari non il Malbec.
Erano sempre i ragazzi del suo quartiere, a volte qualcuno veniva a mancare perché lo avevano beccato i poliziotti ubriaco in giro per le strade, o per una radio rubata o una rissa.
Fra di loro c’era un patto di sangue: quando un amico è in difficoltà, bisogna correre in suo aiuto.
Sempre.
E questo era successo, finché lui non aveva deciso di partire per l’Italia, chiamato dagli zii che gli avevano prospettato una vita più facile e un lavoro sicuro, perché in Italia i soldi che guadagni valgono qualcosa, dicevano, non come in Argentina, che non sai cosa ti metti in tasca alla fine della giornata.
Aveva deciso di partire senza pensarci troppo e gli amici li aveva salutati al bar, dicendo solo ci vediamo presto, ragazzi, fate i bravi e non cacciatevi nei casini che non ci sto più io a togliervi dai guai.
Que el mundo fue y será una porquería, ya lo sé, en el quinientos seis y en el dos mil también; que siempre ha habido chorros, maquiávelos y estafáos, contentos y amargaos, valores y dublé.
(Che il mondo è stato e sarà una porcheria, gia lo so,nel cinquecentosei e nel duemila anche; che sempre ci sono stati ladri,ipocriti e amareggiati, valori e oro finto…) «E così hai messo la testa a posto, chi lo avrebbe mai detto?» «Colpa tua, che credi …» buttò giù un altro sorso e si lavò il mento «Ehi amico, le tue bottiglie sono sfondate, questa è già finita, non vedi?» si girò verso il ragazzo che non doveva avere più di quattordici anni e gli lanciò il vuoto.
La faccia piena di brufoli, gli sorrise e si illuminò come un lampione cinese.
«Che vuoi dire, amico …» «Voglio dire che … ma questa cavolo di musica cos’è? Non siamo mica al bar Tortoni dove stanno quelli tutti leccati che credono di sapere ballare il tango solo perché si vestono come Gardel! » Ale si alzò con fatica dal tavolo e si diresse al bancone, dove il barista stava servendo un Fernando a una coppia di studenti piuttosto allegri.
Dopo una discussione animata – una mano tesa del barista indicava che il cliente poteva anche andare a cagare; l’altra roteava in aria e poi vicino alle tempie del barista stava a significare che quella era la grande musica di Discepolo e che lui non capiva niente).
Una grattata di testa e Ale tornò col solito sorriso di sempre, che non si sapeva mai se prendesse in giro il mondo o se stesso.
«Sì, insomma … voglio dire che tu non c’eri a salvarmi quando ho conosciuto la mia futura moglie e lei zac mi ha preso per le maniglie.
E’ Manuela, la figlia del meccanico che sta dietro casa tua.» «Chi, Alonso? Quello che gli abbiamo rasato il giardino?» «Sì, proprio lui, e lo sai che ha ricordato molte volte lo scherzetto che gli abbiamo fatto?» tracannò un altro sorso «Veramente quella sera sei stato tu a avere l’idea del secolo … ormai, quando mi vede con la figlia, dico che mi sbrana con gli occhi.» Oltre la parete trasparente due sagome si muovono, le loro voci mi arrivano lontane, come soffocate.
L’ istinto mi dice di uscire di lì, ma sono come paralizzato.
La voglia di lasciarmi travolgere diventa sempre più forte e quel colore è una calamita, un pezzo di paradiso.
Intenso scuro, come il colore di una ciliegia o di una prugna.
Ora li sento bene: la sagoma enorme dice che il giardino rasato era venuto una meraviglia, ma che il vecchio spilorcio aveva allungato solo dieci pesos, che con quei soldi non ci fai nemmeno una bevuta di Fernando.
La sagoma più piccola ride e dice che di notte avevano svuotato dieci sacchi di erba tosata davanti alla porta di casa per fargliela vedere al vecchio, che non si paga così poco per una giornata di lavoro.
Adesso ridono di gusto.
Bevono, ridono ancora, sembrano molto felici.
Quel colore mi chiama a sé in modo irresistibile.
Esci di lì, esci … «Chi lo avrebbe detto, tu con Manuela, lei che portava quelle sottane lunghe e i capelli tirati indietro come in collegio.
Non dicevi che si dava troppe arie per i tuoi gusti? Che non era proprio il tuo tipo, sempre con il libro in mano?» La bottiglia piena di Malbec alzata come un trofeo fu l’unica risposta di Luis, che riempì i bicchieri all’orlo.
«Se ne dicono di cose, ma poi tu eri andato via e io sono rimasto solo come un cane randagio e mi sono fatto acchiappare per le maniglie.» «Più che maniglie quelle mi sembrano salvagenti, tua moglie cucina bene eh …» Altro giro di vino.
Hoy resulta que es lo mismo ser derecho que traidor, ignorante, sabio, chorro, generoso, estafador.
¡Todo es igual, nada es mejor, lo mismo un burro que un gran profesor! (Oggi succede che è lo stesso essere corretti che traditori, ignorante, saggio, ladro, generoso, truffatore.
Tutto è uguale, niente è meglio, lo stesso un asino che un gran professore! «Le empanadas più buone del mondo, che nemmeno ‘sto schifo di musica ti manda di traverso» si portò le dita chiuse sulle labbra e vi schioccò sopra un bacio «Mica te le mangi così in Italia, nemmeno l’asado ti mangi.
Scommetto che non ci trovi nemmeno le argentine in Italia … Bevi, bevi hijo de puta, che c’hai una brutta cera.» Quattro bottiglie sul tavolo per raccontare un anno di vita nel paese del nonno paterno, che veniva da Milano.
Non era vero che in Italia c’era lavoro per tutti e che ti tiravano dietro i soldi.
Nessuno ti regala niente nemmeno lì.
La vita è dura, anche i mille lavori senza prospettiva, perché se non sai la lingua è tutto più difficile e ti danno solo i lavori da straniero, pericolosi, sporchi e pagati male.
Ma lui si era dato da fare e in un modo o nell’altro ora aveva un buon lavoro in una tipografia e lo avevano messo in regola, perché il suo capo lo teneva in conto e lo rispettava.
«Mando tutti i mesi dei soldi a casa, lo sai che ne servono tanti e la vita è cara.
Cento euro qua sono soldi, quattro volte tanto, e ci paghi l’affitto.
Mia mamma e mio babbo sono ormai vecchi e hanno diritto di riposare.
Io sono il più grande della famiglia, non mi ammalo mai e tiro avanti senza lamentarmi … le argentine sì, sono un’altra cosa però, hai ragione, c’ho pure un calendario nell’armadietto al lavoro …» Quello più magro adesso non beve, guarda il vino, sembra triste.
L’altro grosso gli dà una botta sulla schiena, sembra che lo voglia consolare a modo suo.
Gli dice brutto scemo, hai fatto bene a andare via da questo posto di merda, che non si trova lavoro, almeno dove sei tu si può crescere una famiglia.
Gli dice anche: sai che faccio io tutto il giorno? Riparo macchine per mio suocero, un lavoraccio che torni a casa tutto sporco e non riesci a levarti via il grasso.
Mia moglie era abituata a studiare e ora deve pensare alla casa e a mettere su qualche vestito per nostro figlio.
Hai un figlio? Gli chiede quello più magro.
No, nascerà fra due mesi, risponde l’altro.
Ora bevono di nuovo, sembrano ancora felici.
Chiedono un’altra bottiglia.
Una sensazione strana, mai provata.
Voglia di sprofondare nell’ignoto.
E’ quell’odore travolgente, una musica che sa di tango.
Quel colore è una calamita, un pezzo di paradiso.
Intenso scuro, come il colore di una ciliegia o di una prugna.
Mi lascio cadere nel vuoto.
Luis brindò all’amico che stava per diventare padre.
Chi lo avrebbe mai detto che Alejandro, quello più casinista del gruppo, sarebbe diventato una persona seria.
L’ultimo sorso di Malbec e poi doveva tornare a casa con le proprie gambe, la famiglia lo aspettava per cena.
Quel vino con quel retrogusto di ciliegia, dal colore rosso granata, inconfondibile, andava giù che era un piacere.
Gli sembrò per un attimo di sentire l’odore delle botti di legno di rovere che stavano nella cantina del nonno.
Dopo che il vino era stato imbottigliato e le botti ripulite, si nascondeva in quelle grandi caverne, quando giocava a nascondino con i fratelli.
Non si poteva stare lì dentro molto, però, perché l’odore era troppo intenso, potevi anche rimanere soffocato.
«Accidenti!» sputò «Proprio l’ultimo sorso, che schifo, ho inghiottito una maledetta mosca …» «Che sarà mai» rise Alejandro rumorosamente « …se ti può consolare, quella era una signora mosca … sceglieva solo merda di vere mucche argentine che pascolano nelle pampas.
Non ce le trovi mica le pampas in Italia.» «Se per questo, non ci trovo nemmeno il Malbec di Mendoza.» ¡No pienses más, tirate a un lao, que a nadie importa si naciste honrao! Si es lo mismo el que labura noche y día como un buey que el que vive de las minas, que el que mata o el que cura o está fuera de la ley.
( Non pensare più, buttati a un lato, che a nessuno importa se sei nato risparmiato! Se è lo stesso uno che lavora notte e giorno come un mulo che quello che vive delle donne, (chi fa il magnaccia) che chi uccide o chi cura o è fuori legge.)

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Redazione LOPcom

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