IL CALZINO DA BATTAGLIA OMOGRAFA

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Non puoi considerarti veramente indipendente finché non ti compri da solo un paio di calzini.
Va bene, questa non è mia, l’ho rubata a un amico.
Le cose si rubano, si trafugano, si prendono a prestito senza resa, ops, non avevo letto la data di scadenza, dicono gli studenti in biblioteca tra uno scorrimento sul Samsumg e un triplo caffè della macchinetta.
Certo che lo so, mamma, i calzini che ho comprato sono troppo sottili, il nordafricano che li vende mi ha assicurato la loro tenuta da guerriglia urbana e mi ha preso in giro, lo sapevo dall’inizio.
Sono stato raggirato, turlupinato, circuìto con l’accento sulla “ì”.
Come tutte le parole che cambiano significato se gli fai ballare l’accento sulla punta delle lettere.
Sono detti omografi, credo, i vocaboli che, cambiando l’accento tonico, cambiano anche significato.
Accétta e accètta, corrésse e corrèsse ré e rè.
Che poi l’accento balla anche da regione a regione, cioè non sulla parola “regione”, intendo che la pronuncia varia anche in base zona geografica, in Val d’Aosta la pronuncia è diversa dalla Sicilia, ad esempio, e perché diavolo mi sono infilato in questo contorto discorso sull’accento ancora non lo so, ma non è ancora giunta l’ora dell’indipendenza totale, suppongo, senza un calzino degno di una battaglia urbana.
Fino a che il calzino non funziona, non funzione neanche la vita.
Questa poi, me la devo segnare.
Finché il calzino non funziona, non funziona neanche la vita.
La vita intesa come esistenza, con come giro vita.

 

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Francesco Checco Satanassi

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