L’Uomo Modulare (Tratto dal capitolo XII dall’opera di E.Gellner “Le condizioni della libertà”)

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Non si può parlare di società civile senza conoscere una delle componenti più importanti al suo interno, ovvero l’uomo modulare.
Chi è questo uomo modulare? Da dove viene? Com’è nato? Con questa relazione darò risposta a tali quesiti.
Per facilitare la comprensione di suddetto argomento si può paragonare questo tipo di uomo a un mobile modulare.La particolarità di tali mobili è quella di poter costituire un elemento funzionante anche comprandone una sola unità.
Se volessimo aggiungerne degli altri lo potremmo fare tranquillamente visto che l’elemento iniziale vi si adatterebbe perfettamente.
Con i modelli “vecchio tipo”, invece, se volessimo raggiungere un’armonia complessiva saremmo costretti a comprare tutto il blocco in una volta, sostenendo un impegno oneroso e irrevocabile.
Questo esempio ci porta ad una conclusione chiara, ovvero, usando le parole di Gellner: “Ciò di cui la società civile ha davvero bisogno non sono i mobili modulari, ma l’uomo modulare” (p.114).
Prima di intraprendere il percorso che ci porterà alla scoperta dell’uomo modulare vorrei delineare il contesto della società civile nella quale esso è presente.
Per definire la società civile occorre opporla a ciò che essa non è: essa differisce dalle società “segmentali”, caratterizzate dalla divisione interna in “clan” sottoposti a un’autorità centrale.
La solidarietà e la coeparazione tra gli individui sono rese possibili da una naturale varietà di riti obbligatori per tutti.
Questa comunità, anche se può sembrare pluralista, di fatto toglie spazio e libertà a chi vi appartiene.
Da un altro lato la società civile si contrappone a tutti i regimi totalitari in cui lo stato domina su tutto e su tutti (in particolare sulla vita economica), provocando un’atomizzazione dell’uomo e della società.
La società civile, per contro, è lo spazio della libertà individuale e appunto dell’uomo modulare che “è in grado di formare associazioni e istituzioni efficienti, senza che queste siano totalizzanti, multitematiche, caratterizzate dai riti e rese stabili grazie al collegamento con un insieme di relazioni interne, tutte legate l’una all’altra e perciò immobilizzate.
L’uomo modulare può unirsi ad altri in associazioni ad hoc che hanno un obiettivo specifico e limitato, senza legarsi con un vincolo di sangue; può lasciare l’associazione quando entra in disaccordo con le sue politiche, senza prestare il fianco ad accuse di tradimento” (p.116).
Quest’uomo è produttore di innovazioni e di crescita economica e civile.
L’uomo non modulare invece ha interiorizzato i valori e i modelli di una sola cultura, ha ricevuto un’influenza limitata poiché la sua era una società chiusa e arcaica.
Non è possibile fonderlo con altri individui o in un altro organismo sociale.
L’uomo modulare può creare legami forti pur essendo flessibili, specifici e strumentali, senza ricorrere all’uso di strani riti o mezzi coercitivi per farli rispettare.
Alla luce di quanto emerso si può dire che l’uomo modulare abbia favorito la nascita della società civile.
Un altro aspetto da tener presente è quello che l’uomo non modulare poteva essere sostituito oppure spostato da un segmento all’altro della società ma sempre e comunque all’interno della stessa cultura.
Ciò poteva avvenire per il semplice fatto che tutti erano uguali, non c’era una diversificazione, e venivano forgiati con lo stesso stampo.
L’uomo moderno modulare non può essere rimpiazzato da un altro semplicemente per il fatto che sono tutti diversi.
Ogni uomo ha la sua individualità, è influenzato da correnti culturali diverse, entra in contatto con una vasta quantità di modelli e gruppi sociali, appartiene perciò a una società civile.
Non è più presente la coincidenza gruppo-società che caratterizzava le società segmentali bensì ora siamo davanti a un’infinità di individui diversi.
“È solo l’uomo modulare moderno ad essere individualistico ed egualitario, e tuttavia capace di coesione efficace contro lo stato e di svolgere una serie sorprendente, addirittura stupefacente, di compiti” (p.119) Affermare che l’uomo modulare è egualitario corrisponde a un’utopia.
L’uomo è per vocazione un egoista che vuole realizzare il suo bene e godere di maggior ricchezza e prestigio rispetto agli altri individui.
La società in parte riesce a mascherare tutto ciò imponendo norme e regole ma anch’essa è in qualche modo divisa in caste gelose dei propri privilegi.
Solo milioni di abilità (dell’uomo modulare), diverse ma centrate sullo stesso obbiettivo, possono fare la fortuna delle società moderne.
Per Gellner il problema cruciale della società civile è come far nascere o come riprodurre questo tipo di uomo.
Sono dell’idea che questo problema non sussista dato che ogni giorno la società crea uomini modulari.
Quest’uomo deve però preoccupare poiché è senza essenza, si monta e si smonta da sé come appunto i moduli di un armadio.
Non ha un’identità ben definita ma ne ha mille e rischia così di perdersi all’interno del sistema sociale.
L’uomo modulare deve fare uno sforzo di autoanalisi: si tratta di ritrovare se stessi, di rileggere il progetto di società e il ruolo dell’uomo, di ritrovare le radici del proprio essere hic et nunc consapevolmente.

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