Adelina

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Adelina, seduta con le ginocchia strette come si faceva una volta perché nessuno scorgesse il candore delle cosce, scuote il capo a intervalli regolari.
Un segno deciso di diniego come se prendesse parte a un dialogo fitto con un invisibile interlocutore.
Ancora quel tremore lieve, che potrebbe anche passare inosservato, se io non fossi li, distante meno di un metro che inganno il tempo frugando nella sua intimità.
Osservo il tremore e mi chiedo quando è cominciato.
La sua voce mi sorprende tanto è soave, non vi è traccia di incertezza e sembra il frutto di un abile doppiaggio.
“Il mio dorme tranquillo con l’anestesia….e il suo ?” Rimango sopraffatta dall’emozione per quel “il mio” dove è contenuto tutto il succo della vita di questa donna e penso a quel “il suo” dove dovrei scorgere il senso della mia.
Io sorrido e Adelina trova in quel breve movimento delle labbra lo spiraglio per cominciare a raccontare di se.
Mi parla di questo marito che è un gran lavoratore, ma anche un bambinone e senza di lei non riesce proprio a fare nulla.
Ne parla con lievità, non c’è traccia di risentimento nella sua voce melodiosa ma un velo di timore sottile.
Non può ammalarsi, mi sussurra, non le è concesso stare male perché lui diventa triste, non riesce a trovare le camicie nei cassetti e mangia solo latte e biscotti.
La guardo Adelina, mi sporgo verso di lei per capire meglio e m’infastidisce la donna seduta in disparte che parla al cellulare e sgrana gli occhi come a darle della stupida.
Penso a tutte le Adeline sparse per il mondo che giorno dopo giorno trovano il senso della propria vita nell’accudire quella di qualcun altro con il quale, in un tempo ormai lontano, hanno incrociato il proprio destino.
Vorrei farle una domanda ma ho paura di interrompere il filo dei suoi pensieri.
Continua a parlare e mi è chiaro che non si aspetta che le risponda, non ha paura di essere giudicata, ma è soddisfatta dell’interesse che legge nei miei occhi.
“Lei è giovane signorina ma alla mia età anche una giornata grigia come questa è un pericolo.
Si copra bene, mi raccomando perché se lei si ammala chi penserà a suo marito ?” Vorrei dirle qualcosa di me, condividere i miei pensieri e chiederle conforto ma poi sento che non sarebbe giusto, perché Adelina ha solo me, una sconosciuta in una qualsiasi sala d’aspetto, di ospedale, disposta a raccogliere i suoi pensieri.
Parlami Adelina, parlami ancora perché attraverso il tuo senso della vita io sia capace di cogliere il mio e di apprezzare il dono meraviglioso di non essere e non sentirmi mai sola.
Mi piace immaginare che tu potresti essere mia madre e anche come sarebbe stata diversa la mia vita se tu lo fossi stata.
Avrei voluto assomigliarti oppure cercare di essere totalmente diversa? E come mi sarei sentita nel ritrovare il tuo stesso tremore nei miei gesti? So che non esiste una risposta a queste domande ma in questo pomeriggio di dicembre, con il sole che scompare all’orizzonte inghiottito dalla nebbia, non trovo di meglio per scacciare i miei fantasmi che concentrarmi sui tuoi.
Il tempo è passato e mi sento piena dei tuoi racconti e anche del tuo aggraziato tremore che non scorderò mentre ti guardo allontanarti sotto il peso delle borse dove hai messo tutto il tuo amore e il rispetto per l’uomo che ti aspetta oltre quella vetrata.
Anche il mio aspetta Adelina cara.

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Redazione LOPcom

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