LA CARTA DELL’ARANCIA VOLAVA COME UN MISSILE SPAZIALE

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Quando frequentavo le scuole Elementari c’era il tempo pieno tutti i giorni e il sabato si restava a casa.
La mensa pomeridiana era un delirio di confusione, urla, risate e scorribande attorno ai tavoli, tra gli sguardi disperati delle nostre maestre.
La cosa più divertente era l’arrivo della frutta: quando c’era la mela, infatti, tutti si scatenavano per staccare le piccole etichette ovali dal frutto e incollarle sulla testa del vicino di posto, provocando le risate di tutta la tavolata.
Quando invece era il turno dell’arancia, la situazione cambiava completamente: su tutta la mensa scendeva un’adrelina silenziosa, questo perché le arance erano spesso avvolte in una carta protettiva simile alla carta velina.
Si faceva a gara a chi ne raccoglieva di più poi, con l’aiuto e il permesso delle maestre costantemente preoccupate, si arrotolava la carta per darle le sembianze di un rotolo di scottex vuoto, la si appoggiava sul tavolo dritta come un camino e le si dava letteralmente fuoco.
O meglio, erano le maestre ad accendere la cima della carta, noi guardavamo concentratissimi la fiamma bruciare come una grande sigaretta poi, giunta al livello del tavolo, la fiamma si spegneva e il cilindro di cenere prendeva il volo come un missile spaziale, sfiorando il soffitto per disgregarsi poi in pochi secondi.

 

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Francesco Checco Satanassi

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