Due marines e un dolce burattino

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Buster Keaton era vecchio e- se possibile- perdeva sempre più la voglia di parlare, guardando la vita con i tremolii di una pellicola del muto.
Lasciava che le cose gli scivolassero addosso, come sorridenti cadaveri trascinati dalle acque di un torrente.
In questa peregrinazione meccanica, da burattino triste, Buster Keaton si trovò anche in Italia, a far da spalla a due comici siciliani, che non capiva ma che lo facevano ridere, soprattutto quello che sembrava una scimmia ammaestrata.
Cominciò, tutti i giorni a raggiungere il set con un sacchetto di noccioline che lanciava alla sua “scimmietta” ed un sorriso triste e opaco, tornò su quell’enigmatico volto sempre più simile ad una benda per mummie.
Ma sempre di sorriso si trattava.
Il problema era Ennio Antonelli, storico figurante di Cinecittà, solido ed espressivo come un cedro del libano, ma vitalissimo.
Antonelli, ogni giorno, alla pausa per il pranzo, tirava i fili- a mo’ di Mangiafoco- e trascinava il povero Buster dalla moglie che lo cullava con carriole di carbonare, cornucopie d’abbacchio, saltimbocca simili a blatte voraci, che lasciavano il Nostro in uno stato di beato stordimento.
E poi, riaccese le luci del set, Franco Franchi correva da Luigi Scattini, il regista, urlando: “Ma questo Buster Keaton non fa più ridere!” e lui, senza capire li osservava con la sua aria da gazzella con lo sfratto

 

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