SORELLE MORTE

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1) La porta cigolando si aprì, lasciando trapelare un lampo di luce, poi il buio riprese il controllo sull’ambiente.
La stanza circolare era immersa in una totale oscurità, eccezione fatta per un cono di luce al centro di essa.
L’uomo incatenato, la testa riversa sul petto, respirava a fatica mentre quella luminosità purissima lo avvolgeva.
La dama, abbigliata di pesante broccato verde, mosse qualche passo avvolta nelle tenebre.
Osservava la figura maschile privata di ogni forza e di ogni volontà.
Stirò le labbra esangui in un sorriso cattivo e soddisfatto.
Intorno agli angoli delle labbra si irraggiò una rete di rughe, la sua giovinezza era passata da un pezzo.
Sollevò le mani scheletriche e pallide muovendole.
Il prigioniero si inarcò, come sotto la sferza della frusta.
Una, due, cinque, dieci, trenta volte! Finché la schiena fu ridotta a sanguinolenti brandelli di pelle.
Con espressione compiaciuta la donna uscì, sommessamente le giunsero i lamenti dell’uomo mentre si allontanava lungo il corridoio.
Il prigioniero sentiva il sole bruciargli le ferite e la pelle viva, provò a sollevare il capo ma una fitta lo percorse mozzandogli il fiato.
2) Lasciata la stanza dove il condannato era ospitato, la dama in verde ritornò indietro, percorrendo il disimpegno, lungo e silenzioso.
Entrò quindi in una grande sala, appena illuminata da fiaccole appese alle pareti di pietra nuda e grezza e dalla luce che riverberava dal camino imponente.
Occupava l’intera parete, contrapposto alle enormi finestre, che offrivano il panorama del cortile, dietro le spesse tende.
In quel momento solo uno spiraglio di luce bianca e pallida filtrava dal sipario tirato.
Ad una ventina di passi dal camino troneggiava un tavolo di legno scuro laccato e finemente intarsiato.
Le gambe riproducevano effigi di demoni dalle fauci spalancate in zannuti ghigni sardonici.
Intorno alla tavola erano sedute quattro donne di differente età e sembiante.
Ognuna era impegnata in un’attività tipicamente femminile.
Colei che aveva l’aspetto più giovane si trastullava con quella che poteva essere una marionetta ed emetteva, di tanto in tanto, squittii divertiti che interrompevano quel silenzio familiare.
La donna matura prese posto a sua volta ed afferrò un libro di poesie, aprendolo alla pagina segnata da un pregiato segnalibro in pelle cremisi.
Declamò a voce alta alcuni versi quindi tacque, pensierosa.
Il giorno non era nemmeno a metà del suo corso e il loro lavoro era appena cominciato.
Nel silenzio una seconda donna, la cui bellezza cominciava appena a sfiorire, si alzò.
Il suo abito di raso bordeaux frusciò mentre si incamminava lentamente verso la porta di legno e metallo.
Lanciando alle quattro sorelle un sorriso crudele abbandonò il salone, percorse a sua volta il tetro corridoio giungendo all’ingresso della sala circolare.
Vi entrò e lanciò una lunga indagatrice occhiata al prigioniero, lasciandosi andare ad un sommesso ridacchiare.
Restando nell’ombra cominciò a camminare, compiendo il giro in pochi minuti.
Accompagnò la sua passeggiatina da un monologo appena sussurrato.
Ad ogni parola che le usciva dalle labbra dipinte l’uomo in ceppi si contorceva in preda a spasmi che esplodevano nelle sue viscere, facendolo guaire per il peggiore dolore che avesse mai provato nella sua esistenza.
Da quella seconda visita uscì più morto che vivo.
Con le ultime forze si chiese cosa l’attendesse in seguito e tremò.
Nonostante il sole a picco gli bruciasse la carne.
3) La seconda donna non fece quasi in tempo a rientrare nella grande sala, da cui ora proveniva un’allegra melodia e si potevano udire le parole di una canzone, che per poco non si scontrò con la terza sorella.
Le due più giovani cantavano accompagnate al violino dalla maggiore mentre l’altra, una sensuale creatura dai fluenti capelli rossi e con indosso un abito cremisi, che lasciava scoperte le spalle e metteva in risalto la sua pelle nivea, rideva e danzava oscenamente.
Si fermò per un momento quando la seconda fu riapparsa, fece una riverenza affrettata ed infilò la porta immergendosi nell’oscurità del passaggio.
Canticchiava allegramente quando fece il suo ingresso nella stanza dal lucernario.
Il condannato, udendola, emise un gemito che voleva essere un apprezzamento.
La ragazza sorrise e le perle candide dei suoi denti piccoli e regolari brillarono nel buio.
Si passò le mani tra i riccioli sistemandoli sulle spalle.
Abbassò ancora le spalle dell’abito mettendo in mostra spalle e scollatura.
Passò, infine, alla gonna sistemandosela intorno ai fianchi.
A quel punto entrò nella luce, senza smettere di canticchiare sommessamente.
In pochi passi fu di fronte al prigioniero e gli prese il viso tra le mani sollevandolo verso il suo, stampandogli un bacio sulle labbra.
Egli assaporò quel dolce effimero sapore.
Lo rimpianse nell’istante stesso in cui lei si staccò.
Una tortura! Rincuorato comunque da quel comportamento decisamente amichevole alzò lo sguardo annebbiato verso di lei e bastò una sola occhiata agli occhi verdi che si sentì sprofondare in un orrore indescrivibile.
Gli attanagliò la mente e le membra, mentre quell’infernale creatura gli danzava attorno ridendo indecentemente e sollevandosi impudicamente l’abito.
L’uomo aveva voglia di urlare, implorare perdono ma non riusciva ad articolare un suono.
Improvvisamente tutto tornò quieto, lui sospirò la sua frustrazione.
Era sopravvissuto, sull’orlo della follia, ma era sopravvissuto non sapeva come a quella tortura.
Aveva appena formulato quella considerazione che l’orrida sensazione prese nuovamente il sopravvento, lasciandolo senza fiato, forze e in grado di esprimere un pensiero coerente.
Infine svenne.
Ridendo di fronte allo scempio che aveva fatto del condannato la giovane lasciò la stanza.
Si divertiva sempre così tanto.
E questo faceva imbestialire le sue sorelle maggiori, che le invidiavano bellezza e gioventù piuttosto che il compito che le era stato assegnato.
Sapeva bene anche che entrambe non approvavano i sistemi che adottava per portarlo a compimento.
Ma non le importava.
4) Il silenzio regnava nuovamente nella sala del camino, quando ella vi ritornò.
Senza produrre rumore si sedette al duo posto, davanti al ritratto di un giovane uomo in catene trafitto da pugnali e che piangeva lacrime di sangue.
‘Il giorno s’avvia al suo termine – disse con la sua voce argentina -.
Bambine è il vostro turno’.
Le due ragazzine, un’adolescente dai serici capelli biondi con indosso un abito azzurro come i suoi allegri occhi e una fanciulla che da poco aveva varcato la soglia dell’età adulta, si alzarono e, prendendosi per mano, lasciarono la stanza dopo aver fatto la riverenza.
La loro meta era la medesima delle tre che le avevano precedute.
Entrarono ridacchiando e sussurrandosi parole di incoraggiamento.
Notarono che il cono di luce era ora di un intenso rosso e arancione, i colori del tramonto.
E si era ristretto di molto, presto sarebbe stato inghiottito dal buio.
Si sorrisero e si avvicinarono, senza lasciare la stretta delle mani.
Ancora prostrato dal precedente incontro l’incatenato sobbalzò al loro appressarsi.
I muscoli si ribellarono e di nuovo fu scosso da tremiti.
Si sentiva devastato nel corpo e nell’animo quando intravide i sorrisi delle due e percepì un senso di sollievo.
Le due lo abbracciarono dolcemente, una lo carezzava in viso sussurrandogli parole di conforto che avevano la capacità di lenire le sevizie subite dalla sua anima corrotta.
L’altra sanava, in modo analogo, quelle del corpo martoriato.
All’unisono recitarono ‘Per Grazia e Pietà raggiungi l’aldilà e trova alfine pace e tranquillità’.
Il corpo si scosse ancora una volta e restò immoto, abbandonato dal soffio vitale.
La sala piombò nell’oscurità e le ragazzine tornarono dalle sorelle, ridendo.
5) Avevano appena lasciato la sala e cinque uomini emersero dalla pece della notte, liberarono il corpo esanime e portarono via il cadavere.
Nel mentre una rozza carrozza, proveniente dal tribunale a valle, percorreva l’ultimo tratto dell’accidentata strada che raggiungeva il maniero delle Sorelle Morte.
Crudeltà, alla finestra, osservò i tremolanti lumini in lontananza e proruppe in una terribile fredda risata.
‘Sorelle care, avremo un nuovo ospite, domani’.

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Redazione LOPcom

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