Crisi mistica

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“Me le devi lasciare,” supplicava.
“Tu che cavolo te ne fai? Sei solo un ateo e un miscredente!” “Te le ho prestate un sacco di tempo fa.
Devono tornare alla base.” Massimo mi guardò con aria offesa.
“Per una volta che ti chiedo un regalo!” “Una vooolta?” replicai.
“E l’Enciclopedia degli Ufo l’hai dimenticata?” Si turbò un istante.
L’avevo preso in castagna.
“E va bene! L’enciclopedia te la restituisco.
Ma le cassette di Gesù di Nazareth lasciamele!” Due mesi prima avevano trasmesso la versione completa dello sceneggiato di Zeffirelli.
Quattro puntate da un’ora e mezza, una puntata a settimana.
Tutta la parte dell’infanzia del Cristo e i particolari mai visti sull’occupazione romana.
All’indomani dell’ultima puntata Massimo mi aveva chiesto le videocassette.
Per un mese intero aveva trascorso i pomeriggi chiuso in camera a spararsi sei ore filate di Gesù di Nazareth.
I ragazzini ne approfittavano per venire a frotte nel Club e restarci fino al calar del sole e noi fondatori non avevamo mai un attimo di tranquillità.
La presenza di Massimo era il migliore dei deterrenti.
Quando le cose diventavano insopportabili, lui iniziava a esercitarsi nel ju jitzu che praticava nella palestra di Moliterno e gli gnomi fuggivano terrorizzati.
Ma adesso, a causa delle videocassette, i pomeriggi al Club erano un inferno.
Nel frattempo avevo anche notato degli strani cambiamenti.
I capelli gli erano cresciuti.
La barba era sempre incolta e tendeva al folto e morbido.
Giungemmo a un compromesso: avrebbe tenuto le videocassette ancora un paio di settimane, in cambio sarebbe venuto al club tutti i pomeriggi.
La dose quotidiana di Robert Powell poteva farsela dopo cena.
Nei giorni seguenti constatai con orrore che l’accordo non era per niente risolutivo.
I ragazzini frequentavano il Club più numerosi di prima ed era proprio Massimo ad attirarli.
Lo trovavo acciambellato sulla branda, immerso in una mistica e pestilenziale nuvola di fumo, attorniato da un nugolo di quei manigoldi.
Li intratteneva raccontando parabole e citando a memoria i dialoghi dello sceneggiato.
Loro ascoltavano pazienti, dopodiché gli fregavano le sigarette.
Un giorno, il ragazzino più intraprendente alzò una mano.
“Maestro, ci puoi spiegare il significato delle parole Porgi l’altra guancia?” Massimo assentì con aria solenne e spiegò il messaggio dal vangelo di Luca.
“Quindi Maestro,” proseguì Carmelo, “se un tuo amico, oppure un tuo nemico ti prende a ceffoni, tu devi lasciarlo fare?” Massimo diede un lungo tiro di sigaretta.
C’era un che di stranamente calcolatore in quella domanda.
“Esattamente,” disse.
Dalle parole ai fatti: Carmelo si avvicinò e gli diede uno schiaffetto.
Gli altri trasalirono, preparandosi a scappare.
Massimo fece spallucce.
Il ragazzino esitò un istante, poi gli mollò un altro schiaffo.
Stavolta a palmo pieno e bello forte.
Massimo sospirò ma non reagì.
Gli amici di Malpelo erano increduli: si spalancava la meravigliosa possibilità di restituire i tormenti ricevuti! Per giorni e giorni non si contarono i pizzicotti, gli schiaffoni, le tirate di capelli.
Appena in paese si spargeva la voce che Massimo era al Club, i ragazzini vi accorrevano con un sorriso a trentadue denti.
Lui soffocava il dolore stingendo i denti, fumando le sue sigarette.
“Si può sapere che diavolo ti è preso?” gli dicevo.
“Ti fai massacrare come un imbecille.” Rispondeva citando le Sacre Scritture: “Perdona il tuo nemico.
Offrigli una sigaretta e dimentica il male ricevuto.” Ma nella sua espressione vedevo spuntare un’ombra di rancore.
Un bel giorno andai al Club subito dopo pranzo.
Imboccato il vicolo, quasi mi finì addosso un ragazzino che fuggiva con aria stravolta e la camicia a brandelli.
Ne vidi un altro balzare dalle scale e scappare in direzione opposta alla mia; contemporaneamente si udì una specie di latrato levarsi dalla vecchia casa.
Accelerai il passo.
Ai piedi della scala vidi che la porta del Club era spalancata.
Sentii qualcuno che implorava pietà.
Entrai.
La branda e le sedie erano rovesciate, il tavolo era finito alla parte opposta della stanza.
Massimo era in piedi.
Aveva i capelli sconvolti, una sigaretta storta fra le labbra e si guardava intorno con gli occhi di Clint Eastwood nel duello finale de ‘Il buono, il brutto, il cattivo’.
Dall’angolo in cui si era accucciato, Carmelo mi parlò con un sussurro: “Digli di non ammazzarmi… ti prego, diglielo!” Un altro ragazzino si rotolava sul pavimento tenendosi una gamba.
Vicino a lui notai dei chiodi arrugginiti e un martello che non avevo mai visto.
“Volevano crocifiggermi,” sibilò Massimo.
Poi indicò qualcosa sul tavolo.
Le videocassette che ben conoscevo.
“Te le puoi riprendere.”

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Redazione LOPcom

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