Da te torno a tornare mare!

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Ozia sullo scoglio l’uccello marino un velo fosco l’orizzonte nasconde un naviglio lento si distanzia; sonnecchia il vento, l’onda è calma diradate schiume si spengono cala e imbruna il giorno cadente.
Mare, stanco di tutto e di niente ancor a te mio soccorso torno e una fratellanza ritrovo se tutto addosso par mi crolli e dall’impresa del vivere mi dimetto.
Che imperituro ti contamina cuore che su te aderisce e morde che ti scombina e l’ago della bussola di essere dirige, che oltre lo sguardo vuoto e fisso? Sono come un suolo spaccato in uno sverdito sepolcro: nulla germina nell’arso! Che mi dissangua e aggruma in questo pestilenziale stagno ove sostano impaludati pensieri? Tramonta, dirupa la luce cresce l’invaso del buio si ritirano gesti e parole, niente oltre l’acedia dirompe .
S’aprisse a rinsanguarmi un cielo ai raggi della sera vita in cui più non credo: oh dimenticare le tariffazioni di pene le sottrazioni di allegria la mancanza di irenici abbandoni! Ravviva e enfatizza me spento mare di ottimismo empimi salsedine fomenta e capovolgi il mio animo che tocca il fondo del nulla quando ogni luce mente o si spegne e in me vecchio tutto si stinge, rialzami da questa infelicità in cui son disteso e non comprendo: nei vortici flussi e riflussi del mio essere solo io non anneghi!

 


amcozza

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