I Culti del Conte: ‘Se sei vivo spara’

0
()

C’era una volta un giovane di talento che, assodato l’amore per il cinema, le aveva fatte tutte, ma proprio tutte: aveva sostenuto la macchina da presa per un Vittorio Gassman con velleità autoriali (Kean, genio e sregolatezza- 1957) assieme all’amico Francesco Rosi, che poi- lo stesso anno- aiuterà ad esordire come regista (La sfida), questa volta con la complicità di Nando Cicero; aveva ceduto il proprio corpo sia alla suburra da fine Impero di Fellini (La dolce vita- 1960) che alla galleria di mostri dell’implacabile Pietro Germi (Signore e signori- 1965); aveva aiutato a scrivere La donna del lago di Luigi Bazzoni (1965), che resta uno dei più affascinanti misteri del cinema italiano…Insomma gli mancava solo di dirigere un lungometraggio: occasione rimandata, accarezzata, perorata da amici ed estimatori.
Ma il giovane talentuoso, che di nome fa Giulio Questi, è, come già si è visto, anima inquieta, un visionario dispettoso a cui ben poco si addicono, come vorrebbe il cinema italiano nato dalle ceneri del neo-realismo, le maglie del fustigatore di (mal)costumi o di lucido revisore della Storia.
Meglio, molto meglio, allora, tornare alla magia della lanterna magica, alle ingannevoli ombre di quella oscura wunderkammer che è il Cinema, liberato dal giogo del dover raccontare.
Scordiamoci di Verga e torniamo al Maelstrom di Edgar Allan Poe; chiudiamo “Il Politecnico” di Vittorini e recuperiamo dalla soffitta Il Corriere dei Piccoli, bidimensionale Vaso di Pandora…Ma per fare questo, meglio, molto meglio, allora, abbandonare la Strada Maestra e giocare a perdersi fra i mille rivoli del nascente cinema di genere; racconta infatti egli stesso: “Venne da me un produttore, Jacovoni e mi disse: “Giulio, devi fare un western”.
Io e Kim (il grandissimo montatore/sodale Franco Arcalli, figura chiave per comprendere il cinema italiano degli anni Sessanta- n.d.r.) mettemmo da parte La morte ha fatto l’uovo e lavorammo a Se sei vivo spara.
Fu un lavoro molto intenso.
Andai così in Spagna e Kim mi raggiunse per pochi giorni.
Era un film per commissione: l’invenzione ci venne dalla disperazione”…Di straziante verità questa ultima, bellissima, dichiarazione, no? Come non farsi stritolare dai granitici caratteristi iberici, dalla cartapesta dei “soliti” set, dalla cronica avarizia di produttori-desperados, se non imbracciando la macchina da presa con quell’entusiasmo che deve essere stato di Méliès, di Edison e di tutti gli altri pionieri della “settima arte”? La povertà (di mezzi, non di idee) può essere battuta da una sana dose di irresponsabilità.
E’ palese che Se sei vivo spara sia stato un work in progress, un film costruito sull’accumulo di quotidiane intuizioni, di suggestioni cinefilo-letterarie, di programmatiche sfide alle forbici della censura…Va dato atto a Questi di esser stato fra i primi ad aver davvero intuito la dimensione “astratta”, squisitamente mentale, dello spaghetti-western: è facile, ora, dopo la beatificazione di Leone, dire che i “cappelloni” di casa nostra sono una proiezione ideale, una mitopoiesi autoctona in cui la Monument Valley di John Ford non è che un lontano racconto da focolare sbiadito nel tempo: comprendere ciò nel 1967 era davvero segno di lungimiranza.
Questi ed il fido Arcalli vi riuscirono divertendosi un mondo a riempire le scabre distese dell’Andalusia, tramutate in puro, impalpabile, Limbo, di personalissimi fantasmi: l’Hermano del sempre grande Tomas Milian è un Cuchillo che si è letto il Mahabharata; Oaks (Piero Lulli), il proprietario terriero, è un flaccido dandy che può permettersi di citare De Sade e di comandare una masnada di fustaccioni nerovestiti che sembrano usciti da un incubo di Kenneth Anger; la prosperosa Fanny (Marlù Tolo) e la povera Elizabeth (Patrizia Valturri) sembrano venute fuori da un gotico di Freda, così come l’incendio finale rimanda più a quello alla casa di Usher che a quello di Johnny Guitar di Nicholas Ray…

Leggi anche  L'autore inesistente

 

Ti è piaciuta questa pubblicazione?

Clicca per valutare

Valutazione media

Vuoi essere il primo a valutare questa pubblicazione?

Se ti è piaciuta questa pubblicazione...

Ci dispiace che questa pubblicazione non ti sia piaciuta

Cosa non ti è piaciuto di questa pubblicazione?


contenebbia

Nessuna descrizione.

Lascia un commento