Figlio, ti aspetta una grande sofferenza.

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Figlio, ti aspetta una grande sofferenza.
Non saranno le abitudini nè i cambiamenti a darti la forza, ma la prospettiva che saprai tenere nel portare avanti i valori che generano e maturano la consapevolezza di te.
Solo due cose contano per sopravvivere: coscienza di noi stessi e dinamicità.
Non soffre colui che riesce a percepire il resto da sé secondo se stesso, ma colui che si ripete ogni giorno avvalorandosi solo della consuetudine.
Andare molto lontano e spesso tanto quanto sopportare e ripetere sono le stesse beffarde facce dell’indolenza: il vizio peggiore, a mio avviso.
Ma ritorniamo al punto: consapevolezza.
Questo significa che prima prendi coscienza del tuo imprinting e degli schemi che, accompagnandoti dalla nascita, ti hanno reso ciò che sei e di cui io sono responsabile, prima sarai in grado di accostarvene di nuovi.
Quelli più giusti per te, capisci? In quel momento tu starai crescendo e io misurerò i miei errori.
E poi dinamicità.
Io credevo bastasse correre molto, e non lo dico in senso figurato.
Stremarti fisicamente o oberare la tua esistenza con il lavoro non ti servirà a sentirti migliore, dedicare tutto te stesso a qualcun altro, anche fosse la tua famiglia, si rivelerà un vicolo cieco.
Pensa a stare seduto fino a che non ti scoprirai meravigliato dello stesso albero che hai già guardato centomila volte.
Per passare attraverso a tutto questo, ti aspetta una grande sofferenza, figlio.

 

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Benedetta Tacchini

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