Non c’è confine

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Potessi un giorno trovarlo quel confine per poi comprendere con fondato raziocinio dove posso spingermi senza soffrire: sarei grandine sui campi in fiore e scossa elettrica su distese d’acqua; sarei quel sole che brucia un seme o quell’ultimo sarcastico sorriso che accompagna chi non vede rendersi giustizia dal caso avverso.
Ma quel confine che invano invoco non si trova in nessun passo del mio cammino, sicché avanzando cado su ferite acute.
Non sono dunque grandine, né fulmine, né impietoso sole.
Mi ritrovo vagabondo affamato di vita, un senzaterra che avanza lento nel buio di suoi simili sconosciuti: quei figli orfani dello stesso tormento che insieme tutti ci ha messo in viaggio dopo una fine, verso un nuovo principio.
Non c’è confine.

 

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