LUOGHI D’ISTANTI

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LUOGHI D’ISTANTI RAVENNA MADRE Ravenna, madre invecchiata, getta uno sguardo verso i suoi lidi offuscati.
Un filo di luce affetta il panorama di valli incarnite e pullulanti di fragile vita.
Luce sopra, nebbia sotto, si capovolge l’acquitrino sul limite della memoria .
Al tramonto si rassegna il mosaico a sparire tra le foschie di rame e di peltro e fioche piroghe avanzano invisibili in palude , cariche di antichi , perduti abitanti al chiocco delle beccacce.
Splendono nei fossi diademi bizantini, corone luccicanti indossate da fradice sirene nascoste tra le frasche che piangono un passato di lusso, potere, di intenso piacere, attirando i giovani motociclisti al ritorno da spiagge polverose.
Ed ogni tanto qualcuno scompare a rintracciarne il lugubre fiato, tra le erbacce e il silenzio.
Ora la Città , la Signora, è combattuta tra il desiderio di dormire dopo secoli di fasto e rovina senza pensare più a niente e lasciando scorrere narcotizzata la notte e la spinta a star sveglia per soddisfare i desideri di smemorati adolescenti che vagano ebbri nelle serate umide e silenti con il dubbio di un veleno che scorre dentro e sgorga scuro dalle bocche ignare.
Lei apre le sue braccia, ormai arresa.
Madre stanca e un po’ ubriaca a volte indossa il cappello di Teodora, infila austera gli anelli d’ametista e declama poesie manifestando l’origine della grandezza e del suo male.
Ma nel suo sguardo velato vedi brillare , tra le solitudini dei sabati sera, un barlume di nobile innocenza , di elegante accoglienza e puoi addormentarti al profumo della sua morbida pineta millenaria , dai latrati dei cani e dagli spari dei cacciatori al sicuro, succhiandoti il dito alla ninna nanna che sale placida e antica dal suo seno di mare.
Lei tira la sua coperta di buio sulle antiche spalle mentre contempla il cielo foderato di magre stelle , ricordando i suoni di migliaia d’ anni di storie, di creature, di canzoni ,di eventi ,di vele , vagiti, campane, di pianti, di colpi di fucile,di sacchi di sale,di urla e risate tempeste e bonacce , di gente che parte…………uffff….
………è stato faticoso VIVERE….….senza poter parlare ma solo saper mormorare in uno sciabordio di conchiglie i suoi i pensieri in liquidi gemiti ed inquieti sospiri.
E a suffragio di tante anime perse inizia, ondeggiando nel buio, con flebile, ipnotico suono, a cantare….

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Cristiana Pezzi

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