Il cagnolino bastardo

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Il cagnolino bastardo Era estate e Jody stava appoggiato a una staccionata, guardando l’orizzonte senza interesse.
La scuola era terminata e le giornate passavano monotone e senza nessun interesse.
Sua madre, donna dai modi spicci, ma sempre attenta, gli chiese “Perché non vai a giocare al pallone con qualche compagno di scuola, sono tutti a zonzo e non hanno altro da fare.” Lui rispose svogliatamente, era apatico e sentiva dentro il cuore un senso di tristezza che non avrebbe saputo spiegare nemmeno a se stesso.
Non rispose alla madre premurosa e si girò, allontanandosi da quel posto.
In effetti, nessun posto gli dava un poco di sollievo, forse aveva bisogno di compagnia, ma nemmeno lui sapeva spiegarsi di chi o di che cosa.
La sera, quando rientrava il padre, dopo una giornata di lavoro massacrante, lui lo attendeva in piedi davanti alle scale, voleva salutarlo e farsi raccontare il lavoro della giornata, ma lui, passando, gli diede uno scappellotto senza cattiveria e si allontanò verso la camera da dove reclamò la presenza della moglie.
Jody stette un attimo soprappensiero, ma poi comprendendo di aver fatto una attesa inutile si diresse sul terrazzino della loro abitazione e iniziò a trafficare con alcuni arnesi da giardino.
Cercando di non farsi male ai suoi inesperti ditini, raspò nella terra e trovando un vermiciattolo rosso e lungo lo trasse dal terreno e lo spiaccicò con il piede per terra.
Senza soddisfazione entrò nuovamente in cucina, dove la madre stava mettendo in tavola la cena.
Il padre lo squadrò da dietro le lenti con i suoi occhi miopi e lo apostrofò rudemente, come lui era solito fare con i famigliari “Che hai figliolo? Sono diversi giorni che ti vedo triste e pensieroso, possiamo fare qualcosa per te?” “Non saprei babbo” rispose Jody leggermente imbarazzato “vorrei avere un amico, ma non so dove cercare.” “Ascolta figlio, ho un compagno di lavoro che ha un cane, è un animale molto intelligente e laborioso, che fa la sua guardia con grande attenzione, ha avuto una cucciolata, che ne diresti se mi facessi regalare un cucciolo?” “Sarebbe bellissimo, babbo.” “A un patto però, che tu te ne occupi senza chiedere nulla a noi che siamo già abbastanza impegnati.” “Lo farò senz’altro, basta che m’insegnate come fare per allevarlo.” “A questo penserà tua madre, che da ragazza, stando in campagna, ha avuto a che fare con certi animali” e rivolgendosi dolcemente alla moglie le chiese se si sarebbe occupata del figlio per insegnargli ogni cosa.
Da quel momento Jody si sentì orgoglioso di se stesso, mai il padre si era rivolto a lui con tale attenzione e lui, all’età di otto anni, si sentiva cresciuto improvvisamente.
Ancor prima di avere tra le mani il piccolo cucciolo da accudire era già all’opera nel terrazzino e con gli attrezzi del padre cercava di costruire una cuccia ben protetta.
Aveva visto in cielo volare degli uccelli che sembravano falchi e non desiderava che il suo cucciolo diventasse pasto per quelle bestie alate.
Il sabato chiese consiglio al padre, che lo aiutò nella costruzione, il cucciolo sarebbe arrivato in settimana appena la sua mamma avesse finito il periodo di allattamento.
Jody iniziò a entrare in fibrillazione e di notte dormiva poco e qualche volta sognava gesta eroiche del suo cagnolino, lo avrebbe chiamato Robot, poi ripensandoci pensò a Furia ma quel nome gli ricordava qualcosa e cacciò lontano quell’idea e riprese a pensare.
Una mattina, molto presto, quando tutta la famiglia ancora dormiva, andò in salone a prendere un libro, ricordava che il padre ne possedeva una decina, tutti su argomenti di animali, e trasse da quello la sua ispirazione.
Lo avrebbe chiamato Vento, poi rimase in pensiero, e se fosse stata una cucciola? Non era possibile affibbiare a un cane femmina quel nome, ma trasse l’idea dal nome di un certo vento africano e uscì infine il nome desiderato: se era femmina l’avrebbe chiamata Ghibli.
Tutto felice risalì in camera e prese sonno, aveva tutto il necessario, nome, cuccia e un libro, dove veniva spiegato come allevare un cane.
Entrò in ansia quando seppe dal padre che la sera, al rientro avrebbe portato a casa il cucciolo.
Mai si era sentito così, il cuore batteva all’impazzata e le ore erano lente a trascorrere, la madre, vedendolo in quello stato, lo incitò a fare altro, il cucciolo immancabilmente sarebbe arrivato presto.
Jody non sapeva che fare, la testa doleva per la troppa tensione e inoltre si era fatta avanti una nuova situazione “E se fosse morto?” a questa idea non sapeva darsi pace, non riusciva a pensare ad altro, quel povero corpicino steso nella cuccia senza respiro, con il pelo arruffato e le mosche che ronzavano attorno.
Con le mani fece il gesto di scacciarle, erano presenti nella sua idea così tragica.
Una lacrima spuntò sulle gote, la madre che lo stava osservando cercando di comprendere che cosa gli frullava nella testa , notando quelle lacrime, si avvicinò “Jody caro, che cosa succede, perché quelle lacrime, il cagnolino sta arrivando, devi essere felice.” “Mamma, stavo pensando che potrebbe morire e per questo mi ero intristito.” “Caro figlio, anche gli animali soffrono e muoiono, esattamente come noi, non devi essere triste solo per questo motivo, farai tutto il possibile per tenerlo bene, pulito e curato, il resto è nelle mani di nostro Signore, non lo dimenticare mai.” “Allora dirò delle preghiere per lui, affinché la malasorte stia lontano dalla sua cuccia.” “Bravo Jody, ma adesso, intanto che attendi tuo padre, vai a fare una commissione per la mamma, devi prendere un litro di latte, nel caso servisse anche per il cucciolo e fatti dare una copertina vecchia dalla signora Maria, così la sistemerai nella cuccia affinché stia al caldo il tuo cucciolo.” “Corro mamma.” Prese le scale al volo e si precipitò dal lattaio, una volta acquistato il latte andò dalla signora Maria e chiese quanto dovuto.
La signora Maria era una straccivendola e nel suo negozio aveva un poco di tutto, non solo coperte vecchie ma anche tele cerate e stracci di ogni genere e colore.
Jody pensò che sarebbe stato più comodo il cagnolino con una tela cerata sotto la coperta e qualche straccio vecchio nel caso avesse fatto pipì.
Pregò la signora Maria di aggiungere quelle cose per il suo cagnolino.
Lei lo guardò sorpresa “Adesso i cani si trattano da signori?” “Il mio sarà speciale e si chiamerà Ghibli.” “Accipicchia, addirittura il nome di un re!” Jody la squadrò sott’occhi e rimase in silenzio, inutile discutere con un pozzo di sapienza simile.
Rientrò velocemente, era l’ora che il padre solitamente rientrava dal lavoro.
Si era appena cambiato e aveva messo gli oggetti a posto nella cuccia, il padre entrava affaticato e rabbuiato.
Jody gli corse incontro festoso, attendeva con ansia l’arrivo del cucciolo e subito cercò tra le sue mani, ma il padre non aveva nulla in mano, solo il sacchetto vuoto della colazione che la mamma gli dava al mattino.
Jody rimase impalato in attesa, aveva uno strano presentimento ma non voleva dare retta al suo cuore tumultuoso.
Il padre si chinò alla sua altezza e lo abbracciò con affetto “Mi dispiace Jody, il cucciolo che mi doveva regalare è morto questa mattina, nessuno ha capito come, ma è morto.” Jody si trattenne dal cadere, si sedette appoggiandosi al tavolo, nemmeno le lacrime uscivano per la rabbia e la tensione, non riusciva a proferire parola.
Il padre lo prese in braccio alzandolo come una piuma “Ascolta Jody, è andata in questo modo, era un cucciolo bastardo, alla prossima cucciolata ne sceglierò uno tutto per te, devi solo attendere .” “Quanto tempo dovrò attendere babbo?” “Credo che occorrerà almeno un anno, devi dare il tempo alla madre di avere un’altra cucciolata.” “Allora sarò grande, non credo che vorrò ancora un cane.” “Sappi solo una cosa, il cane è un amico per l’uomo e non solo per i bambini, quando sarai più grande, lo comprenderai meglio e allora quell’amico ti diventerà inseparabile.” “E tutto quello che ho fatto babbo?” “Non credo che una cuccia si rovini in breve tempo, eventualmente la curerai e la pulirai tenendo lontano altri animali, attendendo il nuovo evento.” Jody si mise l’animo in pace e attese.
Ormai le stagioni passavano rapide, la scuola stava nuovamente finendo il suo corso e Jody ancora era in attesa.
Una sera, quando ormai non si aspettava più nulla, quasi disamorato dalla lunga attesa, entrò il padre con il sorriso tra le labbra, i suoi occhi stanchi dalla fatica giornaliera avevano uno sguardo sorridente, mai era stato così con il figlio che amava profondamente anche se il suo carattere duro e ruvido non sempre lo dimostrava apertamente.
Depose il fagotto in braccio al figlio “Ascolta, questo è tuo ma da ora in avanti dovrai curarlo e accudirlo con amore.” Jody aperse il pacchetto e un essere peloso dal musetto vispo lo osservò guaendo.
Lo rivolse e con il sorriso soddisfatto: “Vento”.
Finalmente il suo cagnolino bastardo era entrato in famiglia.

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Roberto Gianolio

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