Ispirazione

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L’ISPIRAZIONE Per cominciare, proviamo a definire l’ispirazione: quel certo non so che (in latino, un quid) che assale lo scrittore all’improvviso, l’idea (non sempre geniale, ma in ogni caso risolutiva) che prende forma nel cervello (e/o nel cuore: bisogna sempre scrivere con entrambi) senza lasciare al povero malcapitato alcuna via di scampo.
È costretto a metterla su carta, o su PC, insomma lasciare che si concretizzi in un’opera.
All’inizio l’ispirazione, com’è ovvio, è vaga: un personaggio che si delinea, una trama appena abbozzata, l’incipit o il finale di una possibile storia.
In seguito, però, è necessario imbrigliarla, darle una forma ben definita, un aspetto più preciso e deciso, in una parola renderla ‘concreta’, nel senso creativo del termine.
A questo scopo, può essere utile annotare tutto ciò che gira intorno all’idea che l’ispirazione ha ‘regalato’ allo scrittore: se si tratta di un personaggio, l’aspetto fisico, un lato del carattere, i possibili intrecci con altri personaggi; se invece è l’idea di una trama, bisogna tentare di individuare in quale direzione potrebbe svilupparsi, per mezzo di quali personaggi divenire una storia vera e propria, se deve deviare per intrecciarsi con altre trame secondarie o se è meglio che rimanga su ‘binari’ prestabiliti, come abbellirla, allungarla o renderla più interessante.
Ad esempio, se l’ispirazione è arrivata osservando due innamorati che si salutano alla stazione, ci porremo alcune domande.
Dove sta andando la donna, e perché parte? Si tratta di un addio o solo di un arrivederci? Il bacio che si sono scambiati è indice del fatto che hanno fatto l’amore o la storia è appena cominciata? Allo stesso tempo ci chiederemo come vivacizzare una trama tutto sommato usuale.
C’è di mezzo un terzo incomodo (un marito o una moglie, un figlio malato, una madre anziana e sola)? La separazione porterà i due partner a nuovi incontri o a un ritorno di fiamma? Col trascorrere del tempo, l’esperienza condurrà il processo ideativo su percorsi automatici: ciò significa che non ci sarà più bisogno di domande vere e proprie a cui rispondere, non certo che lo scrittore si atterrà a dei cliché già sperimentati.
La ricerca della soluzione originale, o quanto meno non troppo abusata, deve essere sempre una delle priorità di chi scrive.
Una delle domande che mi vengono poste più spesso è: come nasce l’ispirazione, intesa come spunto di partenza per un’opera? Può nascere in qualsiasi momento (e, in effetti, gli scrittori già ‘navigati’ sanno che spesso accade nei momenti meno opportuni, quando a portata di mano non ci sono né penna né foglio…) e scaturire da qualsiasi spunto, anche il più banale.
Il primo romanzo che ho scritto, ad esempio, La regina delle illusioni, mi è venuto in mente mentre andavo dalla sarta a ritirare degli abiti, sotto forma della formula che Lytt adopera per scoprire quali poteri magici possiede Maya.
Il mio primo saggio, Yesterday, prese forma invece da uno spunto molto più prosaico: l’invidia (in senso positivo) per una collega di studi che stava facendo una tesi sui Beatles, mentre io ero costretta ad ‘arrancare’ dietro a quei ‘mattoni’ di Richardson e Fielding.
Decisi, seduta stante, che avrei scritto anch’io qualcosa sui Fab Four.
Altra domanda tipica è: cosa fare quando si è a corto di ispirazione? Come riempire la pagina bianca e il cervello vuoto, per superare la stasi creativa? Qualunque stratagemma può essere utile per trovare uno spunto da cui partire.
Possiamo porci delle domande su una situazione banale, facendola evolvere in maniera imprevista, prendere appunti su ciò che ci circonda, sia riguardo all’ambiente in cui operiamo che alle persone che incontriamo, immaginare le estreme conseguenze di un’azione qualsiasi.
L’importante è fare in modo che la pagina bianca non rimanga tale troppo a lungo, attivando il ‘centro creativo’ del cervello con espedienti di ogni tipo (ascoltare la musica, rilassarsi sul divano, passeggiare, ecc.), a seconda della nostra inclinazione personale (i concerti di musica classica sono l’ideale, per quanto mi riguarda).

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Teresa Regna

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