Storia di un naso incontrato per caso

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C’era una volta in un paesino grigio e spoglio , un uomo grigio e silenzioso.
Lavorava nella grande fabbrica del paese : il suo compito era controllare che tutti gli operai non si distraessero mai, che tenessero sempre gli occhi fissi sulla catena di montaggio.
Li conosceva tutti, sapeva i loro nomi e conosceva le loro famiglie ma non si era mai fermato a parlare con loro.
Seduto sulla sua poltrona grigia si limitava a schiacciare un allarme sonoro quando qualcuno di loro chiacchierava col vicino e si fermava per un attimo.
Era sempre tutto così triste in quel paese , anche il sole sembrava splendere meno; ma nessuno sembrava accorgersene tranne i bambini che cercavano con i loro schiamazzi e risa di ravvivare quelle viuzze solitarie.
Una mattina, una delle tante grigie mattine, il nostro uomo silenzioso decise di attraversare il parco.
Non l’aveva mai detto a nessuno , ma gli piaceva il rumore delle foglie secche sotto i piedi.
Camminava a testa bassa quando ad un tratto vide una macchia rossa guizzare tra il fogliame.
“ Cosa sarà mai? “ pensò, ma tirò dritto subito prigioniero della sua normale indifferenza.
Ma il guizzo rosso no sembrava intenzionato ad arrendersi; cominciò a saltar fuori dalle foglie , a schizzare tra i rami degli alberi più bassi.
Fece l’impossibile per attirare l’attenzione dell’uomo che curvo e lento continuò la sua marcia verso la fabbrica.
Ma più risoluta che mai la macchia rossa si nascose dietro un cespuglio e attese che l’omino girasse e in un lampo gli balzò in faccia e si posizionò proprio sul suo naso aguzzo e sottile.
L’omino fu preso per una attimo dal panico “ Ma cosa succede? Che animale sarà? Mi farà del male ? “ rimuginò tra sé e poi sempre più agitato portandosi le mani alla faccia” Staccati, staccati!” urlò nei suoi pensieri confusi; e corse verso il laghetto del parco.
Si guardò e stupore…un enorme naso rosso era proprio lì al centro della sua faccia grigia e rugosa.
Iniziò a schiaffeggiare l’acqua del laghetto sperando di cancellare l’immagine riflessa.
Quella macchia di colore pacchiana doveva sparire; cercò inutilmente di staccare il naso dalla sua faccia , ma era tutto inutile.
E , suo malgrado, diede vita ad uno spettacolo esilarante per dei monelli che giocavano vicino al laghetto che cominciarono a ridere a crepapelle .
L’omino si girò di scatto e vide i bambini che ridevano così forte da aver le lacrime agli occhi, si rotolavano e battevano le mani.
Si sentì attraversare da un calore improvviso che non aveva mai provato, sentì tutto un subbuglio nello stomaco, le ginocchia che si piegavano e i muscoli della faccia che si tendevano e stiracchiavano contro la sua volontà.
“ AHAHAHAHAHAHAHA” pensò il suo cervello anche se lui non voleva assolutamente.
Si avvicinò ai monelli e iniziò a ridere , ridere , ridere come mai in tutta la sua vita.
Iniziarono a giocare e correre attorno al laghetto fino a quando l’omino non sentì la sirena della fabbrica e cominciò a correre lui , il suo naso rosso e il suo sorriso appena nato.
Arrivò in fabbrica entrando dalla porticina sul retro e si mise al suo posto di controllo.
Guardava gli operai con le loro facce tristi portare avanti quel lavoro monotono sempre più lentamente.
E il naso rosso gli diede una bellissima idea ! Iniziò a suonare il suo allarme a casaccio e poi inventando una musichetta; gli operai alzarono la testa per capire cosa stesse accadendo e videro l’omino nel suo abito nero con questo immenso naso rosso che ballava e saltellava! Iniziarono tutti a ridere , dandosi di gomito e canticchiando.
L’omino scese tra loro e la giornata passò tra risate, scherzi e giochi e gli operai lavorarono bene e veloci.
Uscirono dalla fabbrica e pieni di gioia tornarono dalle loro famiglie e giocarono e risero con i loro bambini che da quel giorno furono liberi di essere allegri.
E il nostro omino ??? beh tornò a casa e fu stanco di una stanchezza piacevole; si addormentò sulla sua poltrona guardando il tramonto e pensando che l’indomani si sarebbe fermato davanti alla scuola per aspettare l’uscita dei bimbi.
L’indomani, al risveglio, si guardò allo specchio e il naso non c’era più.
Ma c’era lui finalmente e il suo sorriso decorato da guance rosse e occhi brillanti.
Uscì velocemente di casa e attraversò il parco di corsa facendo volare le foglie e urlò: “ Libero di far ridere !” Cadde da un ramo il naso rosso dritto dritto sulla sua faccia e da quel giorno non si separarono più, attraversarono il mondo cercando i luoghi più grigi e portarono la felicità saltellando di qua e di là.

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Gaia Favaro

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