monitor ed altre interfacce

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E’troppo frustrante, penso.
Troppo difficile condividere uno spazio esiguo con quella persona…poi ora che faccio? Le scrivo una e-mail? Perchè no, mi ripete l’irrazionalità che si sta battendo per prendere il sopravvento nella mia testa, proprio ora sto compilando una tabella che devo girarle.
Da: Me A: Lei Oggetto: grafico xyz Testo: -come si evince dal grafico allegato, il trend dellllllllll………..
ti amo!!!!!!!!!!! – Certo non è stato semplice neppure attendere quei 4 o 5 secondi, quelli che le sono serviti per leggere ed assimilare quelle righe sconclusionate e vedere di sbieco la sua reazione.
Beh, a dire il vero ho deciso di getto di premere il tasto invia e non ho valutato le conseguenze di quel gesto, a ripensarci piuttosto puerile, ma è andata così.
Senza darmi il tempo di pentirmi.
Alza lo sguardo di colpo verso di me.
Sono troppo preso dai miei pensieri e nella frazione di secondo che impiego ad ordinare alla parte razionale del mio cervello di valutare le sue reazioni, lei ha già abbassato la testa verso il suo monitor.
Le mie sinapsi non si scambiano alcun impulso elettrico, fino a quando sul mio schermo compare: -posta in arrivo- Congelo e mi arrovento in un nanosecondo, poi, più per automatismo che altro, premo: -vedi posta in arrivo- Come in una mano di poker, ho puntato tutto quello che ho per vedere le carte dell’avversario.
Ho una coppia di 10, temo.
Nel nanosecondo successivo, quando il mio sangue è ormai lava ed il mio viso tende al rosso fuoco, sul monitor compare: Da: Lei A: Me Oggetto : RE:………
Testo: – ANCH’IO!!!!!!!!!! – Non mi passa neppure per la testa di girarmi di nuovo verso la sua postazione, ma incredibilmente l’ultimo pensiero razionale di cui ho il ricordo è il chiedermi il perchè dell’uso delle maiuscole.
Ho però la certezza che la parte sinistra del cervello abbia ormai preso il controllo del mio corpo, così, mentre la parte razionale si fa domande idiote, quella creativa mi porta ad alzarmi e ad uscire bofonchiando un: – dammi un secondo…-.
Sono fuori, nel parcheggio da pochi secondi quando riprendo il controllo del pensiero e della mobilità del mio corpo; non passano che pochi velocissimi istanti e la vedo arrivare dal corridoio degli uffici.
Esce.
Le vado incontro.
Nessuno in giro.
Sorridiamo.
Ci abbracciamo e finalmente cominciamo a baciarci.
Sembra quasi un film, una commediola leggera leggera ed infatti mi sembra pure di sentire la colonna sonora in sottofondo,ma…
No, non mi sembra proprio adeguata al momento, ma…
…ebbene sì, confesso che per un attimo ci ho anche creduto.
La suoneria della sveglia.
Dalle persiane filtra la luce del mattino, lame oblique di luce gialla che l’intontimento del risveglio mi fa sembrare fluide, ma il primo sguardo consapevole della giornata lo riservo al soffitto, alla lampada verde che vi pende al centro e poi all’armadio che sta di fronte al letto.
Pochi secondi.
Solo pochi secondi fa ero nel sogno, ma va bene così è stato bello lo stesso, lo penso sinceramente.
Con un sorriso che mi tende i muscoli facciali ancora intorpiditi, mi alzo.
Sono tranquillo e soddisfatto in fin dei conti, la giornata promette bene, ma no…girarmi verso l’altra metà del letto no.
Per quello non sono ancora pronto.

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igor campoli

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