LA MIA PRIMA POESIA

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Là, dove il ciel lambisce la grandezza e dove un fiume tocca solo i lembi di Cotanta Città, che noma Altezza ogni popolo o razza e a Lei s’inchina, io nacqui.
Il tempo della casta fanciullezza fu triste, martoriato dalla guerra, fin quando, crudelmente, la tristezza armò di penna la mia man divina e tacqui.
Eventi che la Storia ha già scolpiti: le bombe che fischiavano sui tetti, le grida laceranti dei feriti, le strade ricoperte di macerie e fame ! Le vedove, del mondo partigiano votate al sacrificio per la Patria, e gli orfani cresciuti in modo insano per colpa d’un conflitto doloroso, infame ! Tacque la voce, ma gridò la mano quegli orrori cruenti della guerra, nel mesto pianto del relitto umano che inerme, grida al mondo e, lento, muore in pace.
La penna, oggi, scrive a malincuore quegli orrendi episodi e la memoria cerca, con forza, di dimenticare la guerra, coi suoi drammi luttuosi, e tace.
(sono nato a Roma, scritta nel 1948) .

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Sergio Garbellini

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