L’ora fatale

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Sovra d’un gran lapideo seggio assisa se ne sta Morte in arrogante posa con alma placa e fronte non arrisa mirandovi alla meta d’ogni cosa, a ciò che faccia preda per l’eterno di magra sorte o d’una fin penosa.
Sul volto suo v’appare un lieve scherno che prender vuol del dolo dei mortali con le più acerbe pene dell’Inferno.
Vedendo approssimar pe’ nostri mali la fine di una vita ‘sì malsana, levasi a ritmi tardi e pur fatali e poco lungi da color s’intana ch’a vivere non han che l’ultim’ore per rendere a giudizio l’alma nana.
Allora del Supremo si ha timore e pentesi dei mali ormai commessi, ma già assai tardi se ne duole il core e Morte accorre e fa che vita cessi.

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