Peregrinatio

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I Ottenebrati dall’ammiccante fulgore del sogno Troppo umano ansimante desiderio di carne e denaro Biologico viscido orrore Praeter omnia caducitate erubescunt Quali armenti spezzati nell’infinito rollare Delle greggi di seta nell’epoca abissale Reduci d’Acheronte vaganti nel lucido nerbo Di volontà voluttà disattese snervanti colluse Stagioni di attonite attese Vituperanti realtà scostumate e infrequenti Feroci dovizie di voglie sbranate coi denti Al cupo ringhiare del vento ma quanto lontana La business community la previsione fiorita Dalla bolla pulsante dell’orizzonte superno Di un’altra vita che si diffonde nei limiti Di una montata asettica di sobrie corti grigie Quasi perfetto il gusto la sana soluzione Brand new quando guardando dal vetro Di un palazzo di vetro il mondo sembra Un parco di formiche di sporche progenie Arroventate e stanche di bruciare Gli assurdi resti di pensiero inutile Che diventa miseria si perde nei guizzi di fole Inalberate al vento ad avvizzire Insieme a gesti di scherno e vibranti bestemmie Avvinghiati fonemi mutanti scroscianti inquietanti Rimestati da lingue taglienti.
II Raggiungerà le nevi il nostro alitare di fuoco Noi nati dai denti del drago noi vivi e furenti Assedieremo le vostre frontiere le vostre banchine Spazzate dal vento da dove partire Per dove la nebbia ci vela cercare trovare Le greggi da sbranare Il prato da brucare Per quanto dissenziente la società evanescente Ma garbatamente E ottenebrante sfibrante intrigante saccente Ottenebrate distinzioni fremente famelico andare Barbare esecuzioni fuggire fuggire fuggire I sogni non si vendono Si cavalcano a pelo Si raccontano ad altri sognatori Sulla storia rugosa ci arrampichiamo frementi Di vita e di lussuria tra le forme nodose Degli alberi ancestrali spiranti eternità Rivolte verso il cielo orizzonti dispersi Di civiltà perdute e di gorghi e residui ruscelli Di verità rivelate e tenute in ostaggio Da pochi eccellenti pensieri di fervide brame Stillanti potere dalle umide bocche appestanti Noi lupi belanti travolti da un garrulo andare Pellegrini del vento e della notte Per cui l’azzurro è ancora sogno Di giovane speranza di carne di terra Di fortunata conquista di vita e potere Quando il fuoco è più forte della morte.
III Ma cosa chiede l’universo ai vivi? Non giustizia e mitezza non misericordia Ma essere forti e feroci per poi dominare I battiti immensi del tempo le oscure prigioni Di sacrifici e dolori le vuote illusioni Dei meriti eterni sappiate che vince Caino Perché prosegue mentre le strade interrotte Semplicemente non sono non fanno la Storia La morte che genera vita violenta il futuro Il male è bene e si torce in perenne incertezza Formando spirali da sempre in se stesso ritorna L’algebra della Storia ora muta i suoi segni E il tuo male è il mio bene e il mio dolore Forse fa bene al mondo e un beffardo profeta Mi spinge a lottare fino alle fonti del fiume Che scompare tra ghiacci e dirupi nell’ultima Thule Io che provengo dal fuoco dagli aridi templi abbattuti Della giustizia sepolta ma un orrido vento mi spinge Ancora mi spinge nel tempo e al di fuori del tempo Dominerò questa vita e la pallida notte Nasconderà i lamenti e il rauco grido Volto alla gelida volta al delirio segreto Che ci sovrasta ed opprime Tra ignobili legni io solida freccia mi avvento E divoro le morbide gioie gli eventi Avvolti da freschi profumi Il vero ed il bello oltre l’umido placido andare IV Ma dove scateno i miei sogni dovunque è vibrare Di lucidi lampi sui tetti di tegole rosse Tra i lillipuziani rivelo il mio ardore straniero E odiato dovunque mi spinga è la morte Il putrido nome che incombe Sulle fredde macerie la squallida vista che ammorba Le serene stagioni del sorriso Io che vengo dal fuori ristabilisco i cenni Fondamentali che fondono aneliti e morte Tu nemico impaurito – ospite tuo malgrado Nel distruggere i segni rinomino il tuo mondo Ricostruisco i piani che innumeri s’inseguono Dall’acerbo dei frutti al miele eterno La nostra materia è la stessa diverso è il colore E l’aspro sapore che avvolge terrore e bellezza La giusta violenza mi spinge distruggo incertezze E mescolo umori spezzando catene di abissi E giù nel crogiolo rimesto imperfette presenze Ma tu che mi accogli diventi infedele al tuo mondo Per un destino intenso più che umano Oltre i veli distesi lenzuola di lino sui vicoli Che si stringono angusti nell’umida rocca del senso Che si nasconde e dissolve nel cielo notturno Portatore del fuoco e della forza Del volere risplendo di rauco piacere risplendo E illumino la strada Dell’unica esistenza 30-09-2009

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