Specchi Rotti

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Avrebbe dovuto gridare, come fanno tante, come fanno tutte.
Con il muso strafottente che separa la donna che vedi dalla donna che veramente è, e non mostra.
Avrebbe dovuto fare scenate, puntare i piedi, esigere ragioni e ragione, pretendere un bacio e una lingua sincera, pretendere la verità di un amore detto solo mentre dormiva.
Avrebbe dovuto esigere le scuse per le bugie, il non detto, il lasciato.
Avrebbe dovuto essere come tutte quelle femmine che gli uomini condannano al bar ubriachi nelle loro serate sfogate sull’asfalto, che sono oppressive e tendenzialmente paranoiche.
Che in quei discorsi vengono odiate, eppure rimangono quelle che meritano ancora una parola, ancora un’attenzione.
Lei no.
Lei non era di quel genere.
Il suo fegato produceva veleno e intaccava gli angoli dolci del cervello.
Lei no, non picchiava la porta a pugni, non si presentava sotto casa tra urla e imprecazioni.
Lei si vergognava persino della delusione, persino dell’amarezza.
Lei si sentiva stupida persino a piangere.
Stupida persino a scrivere.
Lei no.
Non costringeva nessuno ad ascoltarla, taceva.
Moriva a bocca chiusa e coltelli stretti.
Scriveva perchè era l’unica cosa che le restava, l’unica che avesse un senso, e nonostante le provocasse lacerazioni scorticanti come urla in fondo a un pozzo, era l’unica che non annegava la mente di pazzia.
Lei se ne andava, lontano.
Raccoglieva i fogli e gli ultimi inchiostri rotti, e stonata si allontanava.
In fondo questo era l’unico modo per conservare vergine il desiderio e il coraggio di amarlo, quando fosse arrivato e tornato.
Lei no, non era come le altre.
Qualcuna ci provava ad assomigliarle, e forse lui si rifugiava tra quelle gambe perchè gliela ricordavano, ma mancava sempre un pezzo, sempre un odore, uno sguardo che solo lei aveva, solo lei gli bagnava l’inguine con il rossore dell’anima, solo lei gliela metteva sulla lingua, pronta a farsi divorare, mordere, uccidere, aspirare essenza e storia.
Qualcuna ci provava, ma Dio…
Se avessero saputo cosa aveva vissuto, cosa aveva ucciso, per essere quella lì.
Sarebbe passata la voglia a chiunque.
Non era prendere le sue parole, le attenzioni che le appartengono, i sorrisi che aveva già stregato, non era prendere le sue mani e il suo tempo che avrebbe fatto di lei solo un ricordo.
Lei no, non si dimentica.
Si chiudono occhi e orecchie, per non vedere e sentire che il resto è solo una magra consolazione copiata male.
Ma lei ti mette nudo e non ti graffia, ti entra nelle tracce di carne che riportano in vita un uomo.
Lei no.
La lasci perchè fa paura quel fiato che ti sfonda il costato, l’idea che sia la malattia e la guarigione insieme è devastante per chiunque, per lui ancora di più.
Che sapeva bene cosa nasconde, sa dove lo nasconde, sa che tutto il resto non è lei.
Lei tace.
Lui tace.
E il silenzio masturba due anime gemelle, chiuse dentro specchi rotti.

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Barbara Bi

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