LA FIDUCIA NEGLI ALTRI

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Nella società in cui viviamo si parla tanto di integrazione, collaborazione,coinvolgimento,…tanti bei paroloni che molti usano spesso nei loro interventi pubblici.
Un po’ meno si parla della fiducia negli altri, i quali altri sono presi in considerazione solo quando i loro nomi riempiono i giornali di gossip, gli show televisivi oppure il web.
Chiunque non abbia un nome immediatamente riconoscibile, e sentito o letto da qualche parte, non viene tenuto in considerazione.
E sì che di questi sconosciuti altri ce ne sono a migliaia in giro, più di quelli ben conosciuti, e ci si imbatte in loro ogni giorno e sarebbe più semplice avere un rapporto con questi più che con quegli altri che non si incontrano mai.
Ma chissà perché le persone diffidano proprio di questi altri che incontrano sulla loro strada mentre si fidano ciecamente di quelli che conoscono solo dalla fama, cattiva o buona che sia non importa.
Inoltre l’atteggiamento verso questi altri sconosciuti, e magari sentiti come diversi per qualche ragione, non è per niente sano e biofilo ma di totale chiusura.
Questa cosa è veramente assurda specie da quelle persone che si dicono così convinte di portare avanti certi valori, spesso cristiani, e quindi un tale comportamento poi all’atto pratico li rende delle persone incoerenti.
Questa chiusura nei confronti dell’altro ha radici in una paura radicata in sé verso lo sconosciuto, il diverso da sé, l’indefinito, il nuovo.
Se più che le persone contano i nomi che hanno allora su cosa si basa la collaborazione di cui tanto si parla in giro? Chi pensa di tenersi al sicuro chiudendosi ad ogni nuova conoscenza del diverso ha in verità paura che il proprio equilibrio raggiunto sia messo in pericolo.
Così invece di guardare al’altro come una fonte per una nuova esperienza di vita lo tiene a distanza per sentirsi al sicuro da ogni possibile “contaminazione”.
Questo atteggiamento di chiusura, in quasi tutti i campi, è molto dannoso e specialmente coloro che ricoprono certe posizioni , che presuppongono delle fasi decisionali importanti, dovrebbero essere immuni da tale chiusura verso l’altro.
Chi è chiuso in sé è immobile, si preclude ogni sviluppo, si nega una crescita insieme all’altro che è preziosissima e che solo un rapporto aperto agli altri dà.
Questo atteggiamento, del tutto difensivo, è quasi contrario alla stessa natura umana di espressione di sé, espansione del proprio pensiero e relazione cogli altri.
Chi si pone invece nella posizione di chiusura mostra una rigidità estremizzata e un tentativo di conservazione eccessiva che non apporta nulla di positivo né a se stessi né agli altri.
Dal momento stesso in cui nasciamo noi veniamo etero diretti e se ci mettiamo in rapporto cogli altri in maniera serena la nostra vita sarà ricca di esperienze significative.
Mentre chi pensa che l’altro sia sempre diverso, sbagliato, non perfetto,…allora per queste persone si prospetta una vita povera di emozioni e minata dalla solitudine.
Andare incontro all’altro significa essere sicuri del proprio valore e anche di quello degli altri, non avere paura del confronto e anzi sentirsene arricchiti e riempiti da un diverso punto di vista.
Chi si nega questa possibilità si nega il gusto verso anche del migliore successo, se non è condiviso e vissuto insieme agli altri.
Aprirsi agli altri, al nuovo, al diverso, è sintomo di maturità e intelligenza viva e volta alla vita.
Significa aver voglia di condividere se stessi e il proprio percorso senza aver paura che gli altri possano distruggerlo ma al contrario facendo in modo che gli altri lo arricchiscano del loro contributo.

Leggi anche  L’Uomo Modulare (Tratto dal capitolo XII dall’opera di E.Gellner “Le condizioni della libertà”)

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amleta bloom

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