Hans e il Gigante – 4

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Dopo avere aperto l’enorme portone che separava il mondo racchiuso nel castello dal resto dell’universo, si erano trovati di fronte due uomini completamente diversi l’uno dall’altro ma nessuno dei due aveva provato il minimo imbarazzo, né un trasalimento né tanto meno un’ombra di stupore.
Il messaggero era una creatura alta appena ventisette centimetri e indossava un mantello che non riusciva a ripararlo dal diluvio che imperversava quella notte.
Sulle spalle portava uno zaino così piccolo che il gigante stentava a credere che potesse contenere qualcosa.
La piccola creatura, invitata ad entrare da quell’essere enorme, non aveva indugiato un attimo a seguirlo all’interno del castello.
Nel più rigoroso silenzio, il padrone di casa e il suo ospite avevano raggiunto un salone dove il fuoco del camino avrebbe subito asciugato il piccolo uomo.
Una volta accomodato, questi aveva sfilato lo zaino dalle spalle per rovistarne l’interno con le sue paffute e minute mani alla ricerca della lettera che doveva consegnare al gigante.
Era difficile credere che in quel minuscolo pezzettino di carta appena estratto potesse davvero esserci scritto qualcosa e soprattutto che il gigante fosse in grado di leggerlo! Il messaggero, però, gli aveva spiegato che per poter restituire al foglio le dimensioni ottimali per essere letto, occorreva semplicemente che ci si soffiasse sopra.
L’inchiostro con cui era stato scritto, però, era particolare: avrebbe riconosciuto solo il ritmo del respiro del destinatario della missiva per cui, se fosse caduta nelle mani della persona sbagliata o qualcuno si fosse falsamente spacciato per il gigante, quella lettera avrebbe mantenuto le dimensioni iniziali, rendendo impossibile ogni utilizzo.
Questo originale ardimento magico era conosciuto solo da poche persone che, al momento, erano rinchiuse nei luoghi della dimenticanza, là dove erano stati imprigionati i genitori del gigante.
Poteva fidarsi di quell’esserino? L’istinto gli suggeriva di sì, anche perché al primo sgarbo avrebbe potuto facilmente eliminarlo e nessuno lo avrebbe più ritrovato.
Il messaggero, per concedere la giusta riservatezza al gigante, si era leggermente allontanato.
Il lembo di carta vibrava come se fosse colpito da una scossa e non da un lieve soffio.
Il gigante aveva continuato ad emettere nuovi respiri finché nel foglio, perfettamente srotolato, erano comparse le prime parole e le tracce erano così nere e precise da renderne possibile la lettura.
E, sottovoce, leggeva.
*Continua*

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Barbara Bi

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