L’omaggio rimane sul tavolo – come un formichiere di versi

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Voglio uccidermi, sfuggire alle mie responsabilità, strisciare di nuovo nell’utero.
-Sylvia Plath- nervosa di giorni salati e di una casa spaccata raccolgo l’odore pettinandomi una povertà che mi percorre il corpo come una fame in questo male che occulta la parola con una paura che non mi parla faccio d’erba le unghie il mare ha nel sale il fuoco – che scrosta l’impiccagione degli errori e si fanno bestie questi pezzi di muro senza colore tolgono la mia infanzia dai bulbi le mani hanno un fondale di meduse che in lamento schiumano piscio in un eclissi di formiche e nuvole

 

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morfea

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