Breakfast at Dino’s – Parte 2: La notte di Ed

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Erano ormai le quattro del mattino ed Ed accostò la sua auto sul ciglio della strada, finendo con una ruota sul marciapiede.
Si voltò a guardare il corpo di suo fratello Andy che si contorceva sul sedile posteriore.
Si era beccato una pallottola in pancia e si stava lentamente dissanguando.
Quella doveva essere una serata tranquilla: qualche birra giù allo “Scandal” con il suo fratellino, un paio di fighette per mantenersi in allenamento, e poi giù a Downtown, per riposarsi prima di una giornata di lavoro estenuante.
Ma una volta tornati a quell’edificio abbandonato e cadente che chiamavano casa, lui e Andy furono aggrediti da un gruppo di Marrows, i signori indiscussi di quel quartiere.
La puzza di fumo che emanavano i loro vestiti era quella dell’incendio appiccato in casa loro, con una molotov; i fori nel loro parabrezza erano quelli delle pallottole; i pesti sui loro corpi quelli delle mazze.
Chissà perché, si era chiesto, questo accanimento su di loro.
Perché questa violenza immotivata? Chi l’avrebbe detto che quella giapponesina, Naomi, che avevano conosciuto al locale era la ragazza di Roscoe, il loro capo? Non ne era valsa assolutamente la pena.
Ora non sapeva cosa fare: se fosse andato all’Ospedale avrebbero fatto domande, avrebbero indagato, e avrebbero potuto scoprire del loro lavoro.
Ma suo fratello rischiava la morte.
L’unica soluzione che ai suoi occhi pareva sensata era telefonare ad Al: lui sì che aveva conoscenze in città; gli avrebbe potuto dare un nome, un’alternativa al Pronto Soccorso.
Ed si voltò lentamente, stringendo la mano rossa di sangue del fratello.
– Ehi, Andy, ora vado un attimo a fare una telefonata, OK? Telefono ad un amico, e lui ci aiuterà, così andrà tutto a posto, sistemerò tutto… OK? Andrew non rispondeva, con gli occhi fissi verso il tettuccio, tamponandosi disperatamente il ventre.
Ed si sentiva tremendamente in colpa per suo fratello.
Era stato lui a voler uscire.
Era stato lui a farsi Naomi.
Era stato lui ad iniziare a sparare.
Era destinato a lui quel colpo.
Uscì dall’auto deglutendo, tentando di resistere al pianto.
Mise i soldi nella cabina e compose il numero dell’amico.
– Sono Ed… Male, va molto male.
I Marrows ci hanno preso di mira e hanno colpito Andy alla pancia… No, grazie, non ho bisogno d’aiuto… Pensavo di portarlo all’Ospedale, ma non ne sono sicuro, volevo sapere la tua opinione… Va bene, al 130 di Ocean Boulevard, chiedere di Alexandra.
Lo porterò lì, ma ci vorrà un po’; dì agli altri che mi troveranno al punto di incontro indicativamente sulle… sette e mezza, se non ci metto più tempo.
OK, grazie, ciao.
Ed corse in macchina, mettendola in moto con una fretta inumana: neanche un secondo ed erano già in pista che si dirigevano a mezza città di distanza.
– Tieni gli occhi aperti e sorridi, fratellino, andiamo in gita giù all’Ocean… Ti ricordi Ocean Boulevard? Ti piaceva andare al mare da piccolo… Dicevi che era pieno di fighe, e avevi solo sei anni… Oh! Andy non rispose, ed Ed sapeva che non lo avrebbe fatto, anche se tentava lo stesso di tenerlo sveglio, lucido.
Voleva bene a suo fratello.
Aveva sempre pensato che sarebbe morto al suo fianco, combattendo insieme spalla contro spalla contro tutti gli altri, come da piccoli, e quella situazione lo inquietava: lui che diceva che sarebbe addirittura tornato dalla tomba se suo fratello gli avesse chiesto aiuto, ora era impotente davanti al sangue che continuava a sgorgare.
Le 4:30 ed erano già nel posto che gli aveva detto Al.
Era come se la strada si fosse piegata sotto le imprecazioni di Ed.
L’edificio, squallido e sporco all’esterno, all’interno aveva una stanza attrezzata come una sala operatoria.
A Ed sembrava più una macelleria, ma non aveva la minima intenzione di lamentarsi: quella era l’unica possibilità per il suo fratellino.
– Cos’ha il tuo amico? – chiese Alexandra, l’unica valida alternativa ai medici dell’ospedale che Ed aveva a disposizione in quel momento.
Edward guardò la donna e poi suo fratello agonizzante, tenuto su solo dalla forza delle sue braccia, incredulo.
– Una pallottola in pancia! Alexandra fece un cenno e due uomini entrarono, prendendo sulle spalle Andy, come fosse un sacco di patate, e portandolo in un’altra stanza.
– Qui non si fanno domande e si fornisce un servizio di qualità, quindi confido nel suo buonsenso quando sarà ora di parlare del compenso.
Farò tutto il possibile, ma ci vorrà un po’.
Detto questo, la ‘dottoressa’ se ne andò dalla stanza per iniziare il suo lavoro, lasciando Ed da solo.
Solo con il suo dolore e il suo rimorso.

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Andrea Teodorani

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