Il delitto

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IL DELITTO Non sono sicuro che questa volta andrà bene.
Ho immaginato quasi con più scatti quello che sarebbe avvenuto.
Vedevo come nella realtà le sue reazioni e sentivo pure le sue parole mentre lo avrei colpito a morte.
Vivevo questa scena giornalmente ma la mia anima si ribellava a tanto dolore.
Vivevo nella miseria senza la possibilità di risalita e il pensiero di un guadagno immediato mi rendeva euforico all’idea.
Mi arrovellavo dentro l’anima.
Colpire così brutalmente un individuo indifeso mi faceva sentire male, eppure avrei dovuto agire al più presto.
Non potevo attendere oltre, la casa stava andando a rotoli e presto i miei creditori si sarebbero fatti avanti con le loro richieste da lungo tempo disattese.
Non avevo neppure un pezzo di pane sulla tavola e la casa era completamente senza servizi, ogni fornitura era stata tolta per gli arretrati non onorati.
Mi aggiravo al buio con un solo pensiero, uccidere quel ricco individuo e derubarlo di ogni suo avere.
Vi era anche il rovescio della medaglia: e se poi mi avessero arrestato e processato e magari fucilato? Questo era il pensiero su cui mi arrovellavo per trovare una soluzione.
Ripetei tutti i movimenti che dovevo compiere e ripassavo anche il percorso che avrei compiuto dopo il delitto.
Lo stomaco si ribellava, era vuoto da due giorni e non si vedeva il momento in cui sarebbe stato satollato, neppure con le più rosee speranze.
Allora sarei entrato con una scusa qualsiasi, appena fossi giunto davanti a lui e mentre si voltava, per prendere quanto da me richiesto lo avrei colpito a morte.
Poi sarei fuggito dalla scala antincendio che conduceva sul retro e senza essere visto mi sarei dileguato tra la folla nel giorno di mercato.
Per fare questo avevo necessità di un abito che non desse nell’occhio, il mio era troppo malconcio e sarebbe stato notato certamente.
Dovevo quindi chieder a un amico in prestito almeno una camicia decente e poco vistosa.
Il problema era trovare l’amico, quando sei povero in canna, di amici ne hai pochi, e in questo momento direi che non ne avevo nessuno.
Fui preso dalla disperazione, possibile che per commettere un omicidio necessitasse tante cose.
Mi misi a pensare febbrilmente.
Nessuna idea si affacciò alla mente.
Dovevo prima rubare al mercatino una camicia, ma lì mi conoscevano tutti e come l’avrei fatta franca? Decisi di chiederla in prestito o con un pegno di poco conto.
In casa avevo ancora un portafotografie di metallo, forse valeva bene una vecchia camicia da uomo.
Decisi di provare.
Il signor Marco, il titolare del mercatino, era una brava persona e quando poteva aiutarti lo faceva con il cuore.
Gli parlai della mia necessità, dovendo chiedere per un posto di lavoro mi occorreva una camicia presentabile.
Valutò la mia cornice e accettò il baratto.
Non avevo tenuto in considerazione che si sarebbe ricordato di quella camicia e iniziai a temere.
Forse qualcuno mi avrebbe notato e descritto la camicia, anche se poco appariscente, sicuramente Marco si sarebbe ricordato e ricollegando il fatto sarebbe risalito a me.
Forse però a lui non importava, il suo lavoro a volte era poco pulito e nessuno ne faceva parola.
Perché avrebbe dovuto immischiarsi nei fatti miei? Decisi di tentare la sorte, in fin dei conti che cosa avevo da perdere? Avrei sicuramente trovato da mangiare tutti i giorni.
Ma se mi avessero sparato o impiccato? La cosa era peggiore di quanto immaginassi.
Compiere un delitto è assai complicato e dopo come mi sarei sentito? Forse avrei messo a tacere la mia coscienza che sicuramente si sarebbe ribellata a tanto male fatto, forse mi sarei pentito e quindi consegnato alle forze dell’ordine.
I dubbi iniziarono ad affollare la mia mente, provavo un senso spiacevole di malessere e non riuscivo a venirne a capo.
Ci pensai diversi giorni, quasi continuamente, poi pensai di vendere la camicia e mangiare qualche panino.
Il momento era passato, avevo deciso di rinunciare, in definitiva non ero un criminale ma una persona in difficoltà momentanea.

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Roberto Gianolio

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