L’accendino

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Avete presente quella sensazione di angoscia che si poggia nel petto, come un masso? Quella sensazione che si avverte di essersi persi o dimenticati qualcosa? Ecco, era quella che provava Alessandro, Alex per gli amici, ansimando nel buio.
Si trovava lì da… Due o tre ore? Difficile a dirsi: era molto buio, e anche se le lancette erano fluorescenti, c’era poco spazio per poter dare un’occhiata all’orologio, e ogni volta che provava a sollevare il braccio gli mancava l’aria.
Non è che poi gli interessasse tanto, è solo che il povero Alex non ricordava assolutamente nulla di ciò che era successo sino a prima.
Una sparatoria, un malloppo, un bar, una bella ragazza, sono gli unici vaghi indizi che aveva sulle sue ultime ventiquattro ore.
Quelli e un forte dolore alla nuca.
Le ombre lo esasperavano: non capiva cosa gli sbarrasse la strada, né aveva intuito in che luogo si trovasse, ma poi, l’illuminazione, in tutti i sensi.
Mettendo la mano nella tasca dei pantaloni, sentì qualcosa di duro, metallico.
Un accendino.
Alex lo sfilò con cura, portandolo di fronte al volto, in modo tale che la fiamma non fosse troppo vicina agli occhi, e provò ad accenderlo.
Primo tentativo, nulla.
Secondo tentativo, nulla.
Terzo tentativo.
Avete presente quella sensazione di angoscia che si poggia nel petto, come un masso? Quella sensazione che si avverte dell’approssimarsi di qualcosa, qualcosa che non è mai nulla di buono? Beh, era quella che provava Alex urlando, solo, nella bara.

 


Andrea Teodorani

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