L’ispirazione

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La pioggia gli batteva sul cappotto, fermando sulle sue spalle un mucchio di piccole macchioline di bagnato.
Era ormai da un’ora che pioveva ed era da molto che attendeva lì immobile.
Cosa aspettava? Lui la chiamava “ispirazione”, altri l’avrebbero nominata probabilmente in altri modi.
Chissà, si chiedeva lui, quale faccia, quale voce avrebbe nutrito la sua arte? Quale persona avrebbe avuto l’onore di diventare parte di una delle sue opere? Il bambino che osservava con tristezza il cielo nuvoloso dalla finestra? La gentile vecchietta che lavorava a maglia sotto il porticato? L’automobilista sboccato che, imprecando, tentava in ogni modo di rimettere in moto la sua macchina? Come poteva saperlo? Certe cose non si possono prevedere.
Stava quasi per perdere ogni speranza di creare, quel giorno, quando gli si illuminarono gli occhi.
Lei era perfetta: un corpo perfetto, un volto perfetto, degli occhi perfetti.
Aveva deciso, sarebbe stata la sua Musa.
Ma avrebbe dovuto agire subito: l’ispirazione è sfuggente, così velocemente come era arrivata se ne poteva anche andare.
Attraversò la strada con rapidità, raggiungendo la ragazza che, sotto l’ombrello, aspettava alla fermata che arrivasse il suo bus.
Una volta di fronte a lei le sorrise ed estrasse il suo strumento, mettendosi a creare.
Il revolver vomitò piombo, lasciando la poveretta a terra, morta, in una pozza di sangue.
“Perfetta”, si compiaceva lui, “è davvero perfetta”.

 

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Andrea Teodorani

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