Tramonto cremisi

0
()

L’interrogatorio era appena iniziato e il giovane ingegnere militare Wilson aveva già sudato sette camicie.
L’ufficiale Richards non era soddisfatto nel vederlo così agitato.
Stavano entrambi dalla stessa parte e le domande servivano solo per capire cosa avesse provocato quella strage.
Cosa, non chi, perché un umano non avrebbe mai potuto fare nulla del genere.
– Mi dica, Wilson, sembra agitato o sbaglio? – Beh, vede… io non ho fatto nulla, i-io… Cristo! Giuro che non ho combinato io quel casino.
– Ne sono certo, perciò può stare tranquillo, questo è solo un interrogatorio per capire ciò che è successo laggiù, ok? – Sì, sì, va bene, va bene… Cristo, è stato… è stato orribile! – Ok, ora si calmi e mi dica esattamente dove si trovava quando è iniziato quel “casino”.
– Stavo aggiustando un terra formatore fuori città, quando ‘Spot’, pace all’anima sua, mi contattò via radio dicendomi che una nave mercantile era giunta in città.
Mi spiegò che era attraccata subito fuori le mura e che nessuno vi era uscito, anche se quel rottame era lì fermo già da una trentina di minuti.
– E questo ‘Spot’ cosa si aspettava che potesse fare un ingegnere militare in quella situazione? – Mi disse che tutte le uscite erano state danneggiate e che dovevo affrettarmi ad aggiustarle perché probabilmente l’equipaggio poteva essere lì dentro bloccato da molto tempo.
Come saprà, il pianeta Ranx è molto lontano dalle rotte commerciali.
– Perciò il suo era un semplice lavoro di riparazione.
– Certo, doveva esserlo… ma non ci volle molto prima che le cose degenerassero.
– Si spieghi meglio.
– Giunto nel posto notai subito qualcosa di strano in quella nave, e mi innervosii.
Quella era una Starship Commerciale del 2970.
Modelli del genere sono tutti stati messi fuori commercio a causa di determinate caratteristiche che le rendevano più adatte al contrabbando, se capisce cosa intendo.
– Certo, tutte le SSC 2970 erano schermate da radar militari, perciò il governo pretese che venissero tutte ritirate e sostituite da nuovi modelli.
– Esatto.
Perciò o l’esercito aveva compiuto male il proprio dovere o quella nave aveva al suo interno dei dannati tagliagole spaziali, abbastanza tosti da mandare a fare in culo i militari e tenersi una maledetta SSC 2970, e che ovviamente avevano ogni interesse a rimanere invisibili agli occhi dell’esercito.
E io, un ingegnere militare, stavo andando a maneggiare il loro gioiellino, capisce? – E, viste le sue preoccupazioni, come ha agito? – Beh, ho fatto il mio lavoro, come un qualsiasi ingegnere militare avrebbe fatto in quel caso: avevo degli ordini, cazzo! – La prego di moderare i termini! – Sì, sì, mi scusi… Mi perdoni, sono ancora scosso.
– Certo, certo, ma ora mi dica: perché non ha condiviso le sue perplessità con il suo ufficiale, colui che ha chiamato ‘Spot’? – Ma l’ho fatto! Mi sono anche dovuto ripetere tre o quattro volte, perché quel dannato affare disturbava le onde radio.
Alla fine ‘Spot’ mi mandò in aiuto ‘Crash’ e ‘Scuba’ per guardarmi le spalle.
– Mi scusi, per ‘Crash’ intende il soldato Irvin Myers e per ‘Scuba’ il soldato Scott Maxwell, giusto? – Sì, proprio loro.
Portato a termine il lavoro pensavo di potermela filare da lì, ma ‘Spot’ insistette nel farmi perlustrare la nave assieme agli altri due, così mi sono dovuto immergere in mezzo a tutta quella merda.
– Merda? – Beh, ovviamente non in senso letterale.
Quella nave era un deserto, una fottuta nave fantasma e, non so se lo sa, ma a me le navi fantasma fanno cacare sotto dalla paura.
– Quindi la nave era deserta? – Sì.
Perlomeno lo era durante le nostre prime ricognizioni.
– Prime? – Abbiamo fatto più o meno una decina di ricognizioni in quell’ammasso di rottami, e non c’era anima viva, solo computer danneggiati e una puzza nauseabonda.
– Lei prima ha detto che la situazione è velocemente degenerata, ma dal suo racconto finora sembra che la sua sia stata una missione priva di scontri o resistenza armata.
– Parla così perché lì non c’era, Cristo! In quel fottuto buco c’era qualcosa di strano.
– Questo me l’ha già detto.
– Ci sentivamo tutti osservati.
Era come… come se quella nave del cazzo avesse degli occhi, capisce? A ogni angolo, in ogni zona buia ci sentivamo sotto osservazione da qualcosa nascosto nell’ombra.
Ma ogni volta che puntavamo le luci verso il buio credendo di aver sentito un rumore, vi trovavamo il nulla.
Era come se qualcuno giocasse con noi.
Come se ci prendesse in giro.
– Capisco… Ma, mi spieghi, cosa era successo all’equipaggio? – Beh… Mentre ‘Crash’ e ‘Scuba’ stavano tentando di aprire una porta sigillata, io riuscii a trovare un computer funzionante.
Il capitano aveva lasciato un messaggio.
– Un passo alla volta.
Quale porta? Quale messaggio? – Per quanto riguarda la porta non ne so molto.
I miei compagni l’avevano trovata sigillata.
Probabilmente doveva essere la porta per il magazzino.
– Come fa a dirlo? – Per il video, signore.
– In che senso, mi scusi? – Vede, quando avevo visionato il video la prima volta ciò che il capitano diceva mi sembrava bizzarro e frutto della mente di un uomo che non aveva tutte le rotelle a posto, perciò sul subito pensai che dicesse solo cazzate, ma col senno di poi… – La prego di continuare.
– Il capitano aveva lasciato un avvertimento a chiunque fosse riuscito a riaprire le porte della nave.
– Riaprire? – Esatto.
Le porte erano state deliberatamente bloccate, in modo tale da non far uscire nessuno.
– Come fa a dirlo? – Visto ciò che è successo in seguito mi sembra la supposizione più ovvia.
E poi il capitano è stato abbastanza chiaro nel descrivere ciò che è accaduto in quel buco.
– Può parlarmene, Wilson? – Certo.
Il capitano si chiamava William Reed.
Ne avevo già sentito parlare.
Era uno di quei tipi tosti, che, come avevo ipotizzato, se ne era fregato delle direttive del governo e si era tenuto una SSC 2970 per le sue azioni illegali.
Dopo aver spiegato chi era, cominciò a descrivere ciò che accadde approssimativamente dieci mesi prima del nostro ingresso nella nave.
A quanto pare un cliente che ha voluto rimanere anonimo aveva proposto a Reed e al suo gruppo un affare: portare un carico misterioso fino a Nexus Prime e lasciare la cassa con la merce su di una postazione di atterraggio ben precisa, dove avrebbero trovato i loro soldi in una valigetta.
Una delle condizioni era quella di non aprire mai la cassa.
E’ evidente che qualcuno non ha obbedito.
– Sta forse insinuando che… – Esatto, signore.
Qualunque cosa fosse accaduta all’equipaggio e quello che è accaduto alla mia città è opera di quel carico.
– Ma come si spiega la mancanza dei corpi degli occupanti della nave? – Gran parte dell’equipaggio, da ciò che ha spiegato il capitano nel messaggio, è morta tentando di chiudere il carico nel magazzino.
Probabilmente i corpi si trovano tutti lì.
Ora capisce perché penso che ‘Crash’ e ‘Scuba’ stessero forzando la porta del magazzino? – Certo, il magazzino è stato sigillato con all’interno un carico a quanto pare estremamente aggressivo e, chissà perché, qualcosa di simile è spuntata fuori subito dopo che i tuoi due compagni sono andati ad aprire una porta sigillata.
– Reed è fuggito su di una scialuppa, ma è scontato che sia morto: la nave era fuori rotta quando è scappato, e le scialuppe hanno un’autonomia di qualche giorno, perciò… – Non mi interessa più del capitano, parlami del carico.
– Nel video non era descritto del dettaglio, ma ciò che ho visto avrò difficoltà a dimenticarmelo, mi creda! Non feci in tempo a visionare altri dati del computer che subito fui interrotto dal rumore degli spari.
‘Scuba’ era stato preso e ‘Crash’… quando lo vidi stentai a credere che fosse riuscito a raggiungermi in quelle condizioni! – Si spieghi, la prego.
– Il suo corpo era un dannato disastro: riuscivo a vedere le fibre muscolari… e le ossa.
– In quella situazione come ha agito? – Ho tentato di chiedergli cosa fosse successo, cosa gli avesse fatto quelle ferite e dove fosse ‘Scuba’, ma ovviamente ‘Crash’ era sotto shock… Decisi di portarlo fuori, così me lo misi sulle spalle e mi affrettai verso la porta, ma… – Cosa? – Quelle cose… ci stavano dietro e… e quando ci raggiunsero, presero ‘Crash’ e lo trascinarono nell’ombra… Io… Io lo sentivo urlare, ma… ma non pensai altro che a salvarmi il culo… Implorava aiuto… e lo lasciai lì a morire.
– Si calmi, probabilmente qualsiasi persona avrebbe reagito così.
Non deve torturarsi per questo.
Ora la prego di rispondere alla mia domanda: come erano fatte quelle creature? – Locuste! – Come? – Erano delle cazzo di locuste grandi quanto un gatto.
– Bene, ora mi dica, cosa successe dopo che lei riuscì a fuggire? – Quando uscii era ormai il tramonto.
In altre situazioni avrei avvertito subito ‘Spot’ via radio ma… la foga del momento mi fece correre dritto verso il blindato con cui mi avevano raggiunto ‘Crash’ e ‘Scuba’.
Se solo… – Se si fosse comportato in modo diverso sarebbe morto.
– Lo so.
Comunque, una volta al sicuro dentro al blindato, provai a contattare ‘Spot’… Per quel che ne so poteva essere già morto… Nessuno mi rispose.
– Ho visto le immagini di quel posto dopo l’assalto: quelle locuste sono riuscite a penetrare il cemento armato e l’acciaio, e poi hanno fatto una carneficina, senza lasciare sopravvissuti.
Scusi se lo chiedo, ma come ha fatto lei a sopravvivere? Insomma, quegli esseri avrebbero potuto entrare nel blindato in ogni momento.
– Ho una mia teoria su questo.
Penso che loro riuscissero a percepire la presenza umana in qualche modo.
– Appunto, come hanno fatto a non percepire la sua di presenza? – Beh, il blindato non è fatto solo per resistere ai colpi, ma anche per disturbare le percezioni di calore.
Potresti darti fuoco lì dentro, e da fuori nessuno riuscirebbe a capirlo nemmeno con un visore termico.
– Quindi pensa che queste creature seguano il calore? – Sì, è quello che penso… Dio, non riesco ancora a credere a ciò che ho visto! – Ora mi dica esattamente come ha ricevuto i soccorsi.
– Rimasi per tanto tempo dentro al blindato, tanto che mi addormentai.
Mi risvegliai verso l’alba.
Quando mi affacciai dallo sportello sul retro… tutta la città… tutte le persone al suo interno… finite… nel giro di una notte.
Richiusi lo sportello del blindato e mi misi alla guida.
Arrivai alla città di Stratos-D.
Verso le nove di mattina.
Quelle cose vi erano già passate e avevano lasciato soltanto l’inferno dietro di loro.
Ero disperato, non sapevo come fuggire da quella situazione… quando trovai una navetta ancora semifunzionante.
Feci qualche riparazione ed era pronta per il decollo.
Lasciai il pianeta e fui trovato da una nave militare in ricognizione.
Non avevano ricevuto nessuna risposta dalle stazioni del pianeta ed erano arrivati per indagare: gli risparmiai la fatica, e loro mi hanno portato qui su Dante-9 per questo interrogatorio.
– Bene… Mi dica, si è fatto un’idea ben chiara di ciò che è accaduto su Ranx? – Beh… Wilson si guardò attorno e poi lanciò uno sguardo d’intesa all’ufficiale Richards.
– Ho saputo sulla nave che mi ha salvato che il Presidente dei Pianeti Uniti aveva pianificato una conferenza stampa su Nexus Prime proprio per il giorno seguente a quello in cui doveva essere consegnato il carico da William Reed.
Ora tutti sanno che il Presidente non ha molti amici, ma abbondano i nemici.
Insomma, l’abolizione della schiavitù di razze aliene l’ha reso probabilmente l’uomo più nel mirino di certi poteri forti, capisce? – Sta forse dicendo che qualcuno ha tentato di colpire il presidente con una specie di arma biologica? – Esatto! E vorrei farle notare che nessuno nella galassia ha i mezzi per creare cose del genere… se non lo stesso governo dei Pianeti Uniti.
– Ciò che sta dicendo è terribile, sarebbe tradimento… – Esatto, signore.
– Ho sentito abbastanza.
– Ha deciso di mettersi a cercare ed eliminare i traditori? Richards estrasse la pistola e la punto dritto verso Wilson.
– Ho deciso di eliminare te! Cinque colpi, uno dopo l’altro, dritti al petto.
Wilson era morto già al secondo.
– Scusami, Wilson, ma sapevi troppo.
Troppo per i miei gusti.
Richards si voltò verso il vetro oscurato dietro il quale altri agenti osservavano l’interrogatorio, pulendo metodicamente la canna della pistola sporcata dagli schizzi di sangue.
– L’avete visto tutti, giusto? E’ impazzito e ha tentato di aggredirmi.

Leggi anche  C'ERA UNA VOLTA UN RE

 

Ti è piaciuta questa pubblicazione?

Clicca per valutare

Valutazione media

Vuoi essere il primo a valutare questa pubblicazione?

Se ti è piaciuta questa pubblicazione...

Ci dispiace che questa pubblicazione non ti sia piaciuta

Cosa non ti è piaciuto di questa pubblicazione?


Andrea Teodorani

Nessuna descrizione.

Lascia un commento