Memorie di un homunculus

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Gli uomini pensano.
Io penso.
Ergo, sono un uomo.
Ma gli uomini necessitano di cibo, di sonno.
Io no.
Ergo… Gli uomini sentono, amano… Ed io? Osservo un uomo osservarmi, oltre il vetro della mia boccetta.
– La mia miglior creazione! – esulta lui.
Creazione? Se io sono la sua creatura lui chi è? Un Dio? Sembrerebbe logico: Dio è creatore.
Lui mi ha creato.
Ergo, lui è Dio.
Un padre? Sembrerebbe logico: un padre genera un figlio.
Lui mi ha generato.
Ergo, lui è mio padre.
Cosa scegliere?…
Entrambe le ipotesi sono valide.
Ma devo scegliere, voglio scegliere la seconda.
Un padre.
Un padre umano genera un figlio umano.
Mio padre è umano.
Io sono umano e suo figlio.
Apro la bocca generando suoni forti e acuti; non ne so il motivo, ma lo faccio: – Papà, sono umano! – Parla! – gioisce mio padre – Lui parla! Mi poggia su di un tavolo e corre via.
Ma papà – penso – ho ancora tante domande: e mia madre? Ed io? E il mondo?…
Ma lui mi lascia lì, solo con un quesito irrisolto: gli uomini sentono, amano… Ed io? Mio padre torna con il sorriso in volto, mostrandomi con gioia ad un uomo alto, barbuto, che porta un luccicante copricapo in testa.
Mi chiama il suo successo, il suo orgoglio… Oh, papà, se solo io conoscessi il significato di gratitudine! Ed ora? Urla, odio, furia.
– Una bestia, un abominio, – fa l’altro – qualcosa di non umano! Cosa? Come non umano? Io sono umano, sono tuo figlio! Diglielo! Padre, digli che sono tuo figlio, digli che si sbaglia! – Ha ragione, sire… è… inumano.
Mi attacco al vetro, mentre loro parlano di eliminare un orrore, un mostro… Ma io… io sono un mostro? E’ illogico, ma se è ciò che pensano, allora deve essere vero.
Io non sono umano: io non sento, io non amo.
Mio… Quello che oso chiamare padre mi si avvicina e apre la mia boccetta, versandomi una polvere rossa sulla testa.
Io… provo… dolore.
Dolore, padre… Dolore.
Io sento, padre.
Io amo, padre: amo te, amo la vita.
Io sono un uomo, padre… Ti prego! Non stai uccidendo un mostro, stai uccidendo tuo figlio.
Vorrei gridartelo, papà, fartelo capire, ma la tua vile arma mi ha ormai sciolto il capo.
Nemmeno le lacrime ti fermano, le lacrime del tuo stesso sangue.
Padre… il buio… Proteggimi dal buio!

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Andrea Teodorani

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