QUANDO LE CANARIE INCONTRANO IL PUNK, O VICEVERSA, BASTA CHE CI SIA DA BERE

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L’Adrenanile Pub è un posto chiuso nel seminterrato di un centro commerciale accerchiato da locali per soli uomini tra cui spiccano il mediterraneo “Eros Veneziano”, con tanto di manifesto indiscutibilmente omo-erotico, e il frizzantissimo “Romeo & Julio”, vietatissimo alla ragazze e dotato di una temibilissima sauna gay notturna.
L’Adrenaline Pub è esattamente lì, chiuso in una città costruita per spennare gli attempati single tedeschi e svedesi, tra una birra a basso costo e una libidine dietro ogni angolo.
L’Adrenaline si distingue per essere uno dei pochi, da quel che ho visto, locali punk, o metal, o rock, o comunque totalmente fuori dallo schema pub = bandierine delle nazioni = menù hamburger e patate = turisti = soldi.
È una tana buia e fumosa, con le pareti tappezzate di adesivi e scritte, un angolo in cui Street Fighter II gira ininterrottamente su una vecchia consolle, un calcio balilla senza segnapunti e un paio di biliardi divisi tra il minuscolo palco e l’uscita.
È un posto appiccicoso e senza fronzoli, dove finalmente posso sentirmi a casa dopo un mese di birrette in spiaggia.
È un posto marcio, nel senso primordiale del termine, dove metallari, punkettoni e giovani antisociali trovano rifugio per sfoggiare qualche cresta e qualche t-shirt vecchio stile.
La mia è incredibilmente apprezzata da un paio di canari sbronzi fino al buco del culo, ciondolanti come pochi, capaci di reggere una conversazione con uno che di spagnolo conosce quattro frasi (io) e tre di queste cominciano con “Hola amigo”.
La serata si allunga tra le band che suonano all’interno e l’immancabile controllo delle polizia fuori, puntuale come l’ora cambiata ieri notte, fino all’improvvisa comparsa di Daniel Fernando Garcia Miguél (Dio solo sa quanti nomi ha cambiato in venti minuti) cinquantenne canario con l’alito di vinaccia putrida e la parlantina rapida, di quelli alti 1,90 e grossi quanto un forno a legna, capaci di essere migliori amici per ore poi sferrarti un pugno a tradimento giusto per autodefinirsi “un poco locos”.
La madre di Daniel Fernando Garcia Miguél, poi, glielo dice sempre, “Sei un loco perché ti piace fare a pugni”.
Ma in fondo che ne sa, sua madre, di ciò che gira in quella testa annacquata, per fortuna è una di quelle sere in cui suo figlio è ispirato come pochi, in perfetto stile ti racconto la mia vita e tu devi soltanto mantenere quel sorriso e annuire, dire “Sì, sì, vale, es la verdad”, anche perché nell’ordine, o nel disordine, pare che Daniel Fernando Garcia Miguél abbia: • Origini spagnole, ma un’autodeterminazione orgogliosamente canaria e anti-peninsulare.
• Una non ben definita relazione con una ragazza di Praga, o forse di Monaco, o forse italiana.
• Una moglie spagnola, forse canaria, forse tedesca austro-ungarica.
• Lavorato in Calabria da tale Don Antonio, dove era chef di cucina e guadagnava 3.000 euro all’ora senza fare nulla, semplicemente presentandosi ai clienti con un dito medio nascosto dietro la schiena.
• Una spiccata tendenza a chiudere le serate ubriaco in mezzo alle risse, raccontando queste incredibili avventure a quattro italiani toccandosi insistentemente le orecchie.
• Una madre che lo considera ricco sfondato e un nipote campione di pugilato.
• Conosciuto di persona il Presidente della Repubblica Ceca e dopo che quest’ultimo, incautamente, lo ha salutato con un’amichevole pacca sulle spalle, il nostro Daniel Fernando Garcia Miguél gli ha confessato che la sua ragazza, la ragazza del presidente, pubblicava su Facebook foto di sé stessa nuda con cinque italiani.
• Un’antipatia feroce per tutte le persone che incarnano il potere e, soprattutto, capaci di salutarlo con una pacca sulle spalle.
Questo perché Daniel Fernando Garcia Miguél considera la stretta di mano un onesto saluto tra uomini, ma la pacca sulla spalla no, quella è solo per la famiglia.
Capito, hijo de puta? • Comprato tre barche, una di 5 una 10 e una di 12 metri, con cui ha lavorato come pescatore di calamari per venderli al chilo.
• Visitato gli abissi del mare italiano in sommergibile.
• Fatto a pugni con chiunque gli capitasse a tiro.
Capito, hijo de puta? • Una felicità tipica canaria dovuta al fatto di non possedere una lira, ma essere sereni semplicemente con un paio di pantaloni, un po’ di vino (un bel po’ di vino) e il sole stampato in faccia.
• Vissuto in Spagna, Italia, Austria, Repubblica Ceca e Germania.
Non necessariamente in questo ordine, o forse sì, non lo sapremo mai, lavorando come chef di cucina vestito di tutto punto e accumulando denaro senza fine.
• Essere legatissimo alla propria madre e considerare il pescatore un lavoro duro che non puoi fare se sei magro e senza forze.
Insomma se sei come me.
Se sei un italiano che trascorre la serata in un locale pieno di punk canari che invidiano la tua maglietta, sputano a terra, conoscono i NABAT e i GHETTO 84, curioso di sapere qualcosa in più su Daniel Fernando Garcia Miguél, ma felice di non aver approfondito una conversazione in cui un bestione fatto d’alcol parlava di risse, soldi e famiglia, e tu annuivi con un sorriso che dichiarava un evidente “Non capisco nulla di ciò che dici ma resto pietrificato in questa posizione neutra, onde evitare, nel mio interlocutore, sbalzi d’umore positivi o peggio ancora negativi; annuisco ogni tanto, raramente sussurro un ‘Certo, esatto, la penso come te’, senza sbilanciarmi troppo, senza mostrare disinteresse o troppo interesse, senza muovermi resto qui, fermo qui, attendo”.

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Francesco Checco Satanassi

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