Tugnì de’ Cantôn

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– Buongiorno!…
Mi scusi…
– Tugnì de’ Cantôn si alzò lentamente dalla panchina che, da tempo immemorabile, si trovava sull’angolo della sua vecchia casa, a ridosso della starada provinciale che attraversava quel piccolo paesino della bassa romagnola e si diresse con calma verso quell’automobilista che, abbassato il finestrino, pareva avesse bisogno di lui.
– A dìsal cun mè? – Il giovane al volante lo fissò, un poco disorientato: – Come, scusi? – – A j ho capì, siete un furastìr…
– disse Tugnì sorridendo, – e si capisce che non siete di queste parti per il semplice fatto che non capite.
Av siv smarì? – – Prego? – – Vi siete smarìto? – Il giovane in automobile sorrise: – Temo proprio di sì -.
– In dove dovete andare? – – A Bagnara…
e poi a Mordano…
– – O-scia!!! – – Oddìo!…
Che è successo? -, chiese preoccupato il giovane.
– E’ successo che vi tocca tornare indietro di quel poco! – – Bè, lo immaginavo…
Ma il navigatore mi ha detto di prendere questa strada e allora…- – Chi ve l’ha detto? – – Il…
navigatore – – A n e’ cnòs – – Come? – – Non lo conosco, mo l’è d’ sicùr un inscimunì.
Voi datemi mente a me e state bene aténto che adesso vi dico da dove dovete prendere.
Intanto bisogna che vi prillàte con la màchina e che tornate indietro, sempre tenendo la mano dritta…
– – A destra? – – A destra, è ben da dire!…
‘Sa vlìv andé zò ‘d mân avdé s’a v’implachì int ‘na màchina?…
Quando che dopo un paio di chilometri vedete un incrôs…
un incrocio, allora voltate subito a mano stanca…
mo stasì atént a e’ fòs, che a lè pët u i’è sèmpar de’ giarèn ch’u s’sfólga che l’è un piasé…
Zà che tòt i và ch’ i sfrómbla!…
Poi andate sempre dritto…
che pu dop l’è fazil parché ci sono le tabèlle che dicono Bagnara pr’in là! -.
Il giovane “forestiero” era stato particolarmente attento e anche grazie all’innata capacità gestuale e mimica di Tugnì, fu in gardo di ripetere con assoluta precisione: – Allora…
se ho ben capito, ora mi giro con la macchina e ritorno indietro…
Dopo un paio di chilometri c’è un incrocio e lì giro a sinistra stando attento al fosso…
– – E a e’ giarén! Parchè int e’ giarén…
– Sul ghiaino..
– – Bravo!..
U s’ sfólga -.
– Si scivola! – – Osto! S’ a v sì sgagié! – – Poi è facile perché vado sempre dritto seguendo i cartelli stradali che indicano Bagnara per di là -.
Tugnì guardò negli occhi quel giovane al volante e gli sorrise.
Anche il ragazzo gli sorrise e Tugnì, contento, si ritrovò a pensare: “A gn’arèb dé un frânc, mo invézi ‘ste furastìr u m’ha dé sudisfaziôn!” Il giovane “prillò” la sua auto e prima di partire si affiancò di nuovo a Tugnì: – Grazie! – – Prego, non c’è di chè! Andate piano, a m’aracmând! E òcc a e’ giarén! – Il giovane alzò la mano in segno di saluto e sbirciò l’orologio sul cruscotto, ma prima di ingranare la marcia, rivolse a Tugnì un’ultima domanda: – Ma poi, da Bagnara…
quanto ci impiego ad arrivare a Mordano? -.
Tugnì de’ Cantôn lo guardò dritto negli occhi.
E sorridendo, gli rispose: – Da Bagnéra a Murdân? Una piscêda ‘d cân! -.
– Perfetto! Chiarissimo!…
E grazie ancóra! -.
Mentre il ragazzo si allontanava (a velocità moderata), Tugnì de’ Cantôn ritornò (con andatura ancora più moderata) alla sua panchina e con estrema lentezza, si rimise a sedere.
Ancora per un momento riuscì a seguire con gli occhi l’auto, ormai distante, finché non scomparve dietro la curva e non la vide più.
Ma il suo pensiero la seguì e…
“òcc a e’ giarén”, pensò subito fra sé.
Il ragazzo, allontanandosi a bordo della sua auto, aveva sbirciato più di una volta la figura di Tugnì riflessa nello specchietto retrovisore e quando non fu più in grado di vederla, si ritrovò anche lui a pensare a qualcosa: “Altro che Google Maps!”.
Poi spense il navigatore e, sorridendo, cominciò ad imitarne la voce-guida: “Calcolo la distanza da Bagnara a Mordano…
Calcolo in corso…
Da Bagnéra a Murdân: una piscêda ‘d cân!”.
E rideva.
Quel piccolo, banale viaggio gli aveva fatto riscoprire sopìte emozioni.
Giunto all’incrocio la sua voce riempì di nuovo l’abitacolo: “Nell’approssimarsi all’incrocio rallentare e poi girare a mano stanca….
e òcc a e’ giarén, òcc a e’ giarén, òcc a e’ giarén ch’a s’ andégna a implachê!…” E rideva.
Come un bambino quando ritrova quel suo giocattolo che credeva perduto.
(g.p.) Note: Mo l’è d’ sicùr un inscimunì = E’ di sicuro uno scimunìto.
‘Sa vlìv andé zò ‘d mân avdé s’a v’implachì int ‘na màchina?= Cosa volete viaggiare tenendo la sinistra (giù di mano) a vedere se vi scontrate con un’auto? “Implachés” significa propriamente ridursi ad una cosa piatta, appiattarsi.
Zà che tòt i và ch’ i sfrómbla!…
= Già che tutti vanno velocissimi.
La sfrómbla è la fionda.
Da cui (per estensione) fiondarsi.
Osto! = variante di “os-cia!”.
Interiezione che può esprimere dispetto, meraviglia o ammirazione.
S’ a v sì sgagié!= come siete diventato spigliato, disinvolto.
A gn’arèb dé un frânc, mo invézi ‘ste furastìr u m’ha dé sudisfaziôn!= Non gli avrei dato una lira, invece questo forestiero mi ha dato soddisfazione, mi ha reso contento.
A m’aracmând! E òcc a e’ giarén! = mi raccomando! E occhio (attenzione) al ghiaino! Da Bagnéra a Murdân? Una piscêda ‘d cân! = Da Bagnara a Mordano? Una pisciata di cane! (In dialetto romagnolo Murdân = Mordano e cân = cane rimano tra loro.

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Gianni Parmiani

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