Una scelta sbagliata (il lieto fine)

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Cesare Mantovani, titolare di una azienda agricola, dopo tanti ripensamenti si era finalmente deciso al grande passo: acquistare un atomizzatore nuovo visto che il vecchio da diverso tempo dava parecchi problemi e, ogni volta che era necessario irrorare le piante, non si sapeva se e quando il lavoro sarebbe stato ultimato.
Dopo aver preso informazioni sui vari rivenditori dal direttore dell’associazione che gli seguiva l’amministrazione, aveva deciso di fare l’acquisto presso la ‘Franco Bassi Società Cooperativa’, che, anche secondo altri agricoltori coi quali aveva parlato, era in assoluto la ditta più seria e, inoltre, praticava i prezzi più convenienti.
Una mattina di ottobre, approfittando del tempo piovoso che impediva di andare nei campi, era salito in auto ed era partito deciso a tornare a casa col contratto di acquisto in tasca.
Appena giunto aveva lasciato l’auto nel parcheggio dell’azienda e si era diretto verso gli uffici.
Era entrato e alla prima persona che aveva incontrato aveva chiesto: “Buongiorno.
Dovrei acquistare un atomizzatore.
A chi devo chiedere?” La ragazza, dopo aver ricambiato il saluto ed essersi presentata come Diana, lo aveva invitato a seguirla dicendo: “Venga con me.
L’accompagno da Mario, che è uno dei soci ed è addetto alle vendite.” Lo aveva accompagnato nell’ufficio di un signore che dimostrava circa sessant’anni.
“Mario, il signor Mantovani vorrebbe acquistare un atomizzatore.
Posso farlo entrare?” “Certamente” aveva risposto Mario “entri signor Mantovani, si accomodi e mi dica tutto.
Prima però lasci che mi presenti.
Sono Mario Astori e, come le avrà sicuramente detto Diana, sono uno degli addetti alle vendite.” Cesare, dopo aver stretto la mano, si era seduto ed aveva esposto le sue esigenze: “Ho un’azienda di quasi quaranta ettari, coltivati per trentadue a vigna e frutteto.
Mi serve un atomizzatore valido per effettuare i trattamenti necessari.
Quello che ho mi sta dando un sacco di problemi.” Mario aveva preso la parola: “Viste le dimensioni della sua azienda, le proporrei il nostro modello migliore che è contraddistinto dalla sigla ‘KS350’.
Questa macchina, grazie agli ugelli innovativi che monta, permette di distribuire in modo uniforme i prodotti sulle piante anche se il trattore corre veloce e quindi di effettuare i trattamenti in un tempo ridotto rispetto agli standard.” Cesare aveva ribattuto: “Sembra interessante, ma immagino che abbia un prezzo molto elevato.” Mario aveva preso il listino prezzi e, dopo averlo consultato, aveva detto la cifra.
Cesare, sbalordito, aveva detto: “Ma è sicuro? Costa veramente così poco nonostante le ottime caratteristiche che mi ha illustrato?” Mario aveva confermato e, pochi minuti dopo, aveva in mano il contratto firmato.
Mentre Mario compilava il modulo con i dati di Cesare, questi si chiedeva: ‘Mario Astori … Mario Astori.
Questo nome non mi è nuovo anche se sono sicuro di non aver mai visto questo signore.
Dove ho sentito questo nome?’ Poco dopo aver apposto la firma sul contratto aveva ricordato.
Diversi anni prima, almeno otto, si era molto parlato di lui per via della tentata rapina al supermercato.
Cesare all’epoca, dopo aver letto le motivazioni che lo avevano spinto a quel gesto, aveva provato simpatia per Mario e, fintanto che i giornali avevano pubblicato articoli, si era tenuto informato sull’evolversi della vicenda.
Sapeva che era stato processato e condannato ad una pena piuttosto leggera, poi i giornalisti avevano cessato di scrivere articoli e lui non aveva saputo più nulla.
La curiosità era talmente tanta che aveva deciso di chiedere direttamente a Mario come si era chiusa la vicenda.
Sicuramente piuttosto bene visto che ora era socio e addetto alle vendite della cooperativa.
“Scusi la curiosità e la domanda magari inopportuna, ma sono troppo curioso per resistere.
Lei è il Mario Astori che diversi anni fa ..” Mario lo aveva interrotto dicendo: “Si, sono io.” “All’epoca, saputo i motivi che l’avevano spinta a quel gesto, ho provato una grande simpatia per lei e, finchè ho potuto, mi sono tenuto informato sugli sviluppi.
L’ultima cosa che ho saputo è che al processo ha avuto una condanna lieve.
Mi è rimasta la curiosità di sapere se suo figlio è riuscito a proseguire gli studi.” Mario, visti i modi garbati di Cesare, aveva deciso di raccontare tutto il seguito della storia: “Sono anni che non parlo di questa vicenda, anche se a volte ne sento il bisogno.
Visto che mi ha sollecitato e che la trovo una persona simpatica, le dirò tutto.
Sui giornali non è stato detto che la ferita che ho riportato era più grave di quanto fosse apparso in un primo momento.
Dopo l’intervento ho lottato tra la vita e la morte per dieci giorni, poi fortunatamente sono iniziati i primi miglioramenti.
Dopo quindici giorni i medici hanno dato il consenso per il primo interrogatorio.
Il giudice Palmizi, dopo aver appreso i motivi che mi avevano spinto allo stupido gesto, mi ha detto che se quanto avevo affermato era vero era molto probabile che avrei avuto una condanna lieve e non sarei finito in carcere.
Quando, dopo circa due mesi, ho potuto lasciare l’ospedale il processo ha avuto inizio.
La condanna, come è stato scritto sui giornali, è stata di due anni con la condizionale.
Il giudice è stato clemente, ma non è stato l’unico a darmi una mano.
Il direttore del supermercato che ho tentato di rapinare, saputo che l’avevo fatto per far studiare mio figlio, ha compiuto un gesto che mi commuove ancora.
E’ venuto a trovarmi in ospedale e mi ha detto che avrebbe destinato una parte della somma che ogni anno il negozio spendeva in pubblicità alla copertura delle spese per gli studi di mio figlio.
Grazie a questo intervento Luca si è laureato in medicina e oggi è un promettente neurochirurgo.
Altro aiuto l’ho ricevuto da quelli che erano i miei colleghi prima della chiusura della ditta ‘Bassi’.
Quando hanno deciso di fondare la cooperativa ‘Franco Bassi’, così chiamata per ricordare il titolare che si è suicidato, e riprendere l’attività della vecchia ditta, hanno voluto che anche io entrassi come socio, nonostante non avessi neppure un euro da versare come quota.
Come vede ho accettato.
Oggi l’azienda va a gonfie vele grazie all’export che incide per oltre l’ottanta per cento sul fatturato.
Attualmente in tutto siamo venti soci e abbiamo dieci dipendenti.
Cinque soci sono costantemente in giro per il mondo per cercare nuovi mercati e, per il momento, i risultati sono ottimi.
Tra i soci abbiamo anche Mirko Bianchi, la guardia che mi ha sparato.
Dopo il fatto era caduto in una profonda depressione ed è stato sotto cura per due anni.
Quando si è ripreso non ha più voluto saperne di armi e, dopo aver fatto l’operaio agricolo per quattro anni, è finito qui con noi, occupandosi del magazzino, cosa piuttosto impegnativa.” Cesare ascoltava con grande interesse e annuiva di continuo.
“Concludo dicendo che di comune accordo abbiamo deciso di accordare a ciascun socio e a ciascun dipendente uno stipendio che consenta di vivere in modo dignitoso e di destinare l’utile ad un fondo per aiutare ragazzi meritevoli che vogliono studiare ma non hanno i mezzi per farlo e per pagare cure mediche a persone che hanno limitati mezzi economici.
Questo è tutto.” Cesare, colpito positivamente da quanto aveva appena udito, si era alzato per uscire.
“La ringrazio di tutto Mario.
Resto in attesa della vostra telefonata per accordarci sulla consegna della macchina.” “Va bene.
Ci sentiamo in settimana.
La ringrazio per averci scelto.
Arrivederci.”

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Andrea Menegon Tasselli

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